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foto 19 Febbraio 2014

Paparesta si è dimesso!
Il primo atto è stata una lunga lettera, personale e carica di emozioni, scritta stanotte al presidente Matarrese cui ha rinnovato la sua stima. Poi la scelta di rimpere con il Bari calcio dopo soli cinque mesi. Gianluca Paparesta, ex arbitro internazionale barese, ha scelto la cornice di uno storico circolo sportivo barese, il Barion, per sancire il suo divorzio dalla società biancorossa. Una decisione, in qualche modo già anticipata con le sue evidenti assenze dalla tribuna del "San Nicola" in occasione delle ultime partite.

DUE MESI TERRIBILI
Una scelta sofferta, condita da incomprensioni e "incredibili avvenimenti" come li definisce, oltre a "inspiegabili contraddizioni interne al management della società". Soprattutto gli ultimi due mesi si sarebbero rivelati fatali per il rallentamento degli accordi con imprenditori russi e italiani, tra cui lo stesso Borghi di cui Paparesta conferma l'identità e la solidità finanziaria, mantenendo però l'anonimato su altri soggetti interessati "molto forti".
L'ex fischietto, che a ottobre scorso lasciò l'incarico di assessore comunale al Marketing per sposare l'avventura del Bari, fu ingaggiato da Matarrese - finora non ha percepito un centesimo di corrispettivo - per valorizzare l'immagine della società e rendera interessante per potenziali acquirenti.
Paparesta ha ricordato le iniziative fatte in questi mesi: a cominciare dalla maglia in lungua russa, finita in "dono" al Presidente Putin in occasione di una sua visita a Roma (fatto ripreso da molte testate russe), al calendario della "Bari solidale" visto che un poster della squadra mancava ormai da anni, all'individuazione di un nuovo sponsor, Suissegas che è sponsor di "Ac Milan" e "Yamaha Moto Gp", al tentativo di avvicinamento il più possibile ai tifusi, portando gente allo stadio anche coinvolgendo le scolaresche oltre al allacciare rapporti con scuole calcio e realtà giovanili. Per finire, al coinvolgimento dei giocatori in trasmissioni televisive ("iniziativa condivisa dal management e dalla proprietà", sottolinea) salvo contrordine di qualcuno cui non era stato gradito un commento giornalistico.

LE DICHIARAZIONI CONTRASTANTI
Ma da fine anno le cose non sarebbero andate per il verso giusto. Paparesta spiega che uno dei mezzi per rendere interessante una squadra come il Bari, era quello di inseguire obiettivi ambiziosi come "il play off". Per questo, il giorno della vigilia di Natale, in occasione degli auguri alla squadra, proprietà e management condivisero tale linea... comunicazione. Il risultato, tre giorni dopo, fu una conferenza stampa del direttore tecnico (Paparesta non fa mai nomi) con cui si parlava di salvezza all'indomani della sconfitta casalinga con lo Spezia.
Per non parlare delle dichiarazioni contrastanti sulla situazione debitoria della società, un giorno dato con 50 milioni di debiti nel corso di una conferenza di un dirigente (Angelozzi, ndr), e il giorno dopo smentita da un dirigente biancorosso (l'amministratore, ndr) che attribuiva tale affermazioni a un momento di "nervosismo" del dirigente tecnico. Insomma, una rincorsa di dichiarazioni ufficiali tutte finite sui tavoli dei compratori, evidentemente disorientati da tale improvvisazione.
Dulcis in fundo, la dichiarazione di fallimento da parte del sindaco del Comune capoluogo, unita al pignoramento - caso unico nella storia del calcio italiano - del cartellino di Galano: notizia, secondo Paparesta, che benchè nota da 15 giorni al management, è arrivata all'insaputa della proprietà a distanza di tempo e proprio durante uno dei tavoli negoziali della trattativa.

I RUSSI E GLI ITALIANI
Paparesta conferma le trattative con oligarchi russi - molto vicini al Presidente Putin - nonchèa una cordata di italiani, tra cui l'imprenditore Borghi il cui nome è venuto fuori il mese scorso. Tuttavia, secondo l'ex club manager biancorosso, preso atto delle compresibili perplessità manifestate dai soggetti interessati ad acquisire il pacchetto azionario, non vi sono molte vie d'uscita.
Per lui il Bari non deve inseguire "illusorie o fantasiose ipotesi di chi sembra vivere su un altro pianeta" e suggerisce di seguire anche altre ipotesi che, ancorchè dolorose potrebbero essre necessarie al mantenimento del titolo sportivo. Non parla di autofallimento ma al tempo stesso non vede possibilità di una ventilata autogestione che, salvo miracoli, non potrebbe reggere. Da qui la scelta di farsi da parte "nel tentativo di costruire un percorso diverso ma costruttivo per tutti", pur confermando la sua disponibilità nel mantenimento dei contatti con i possibili acquirenti.

Gazzetta del Mezzogiorno



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