Tamborra sul banco degli imputati?
Inviato: lun apr 27, 2026 14:31
Due chiavi di lettura per capire cosa è successo davvero in quei microfoni accesi.
Prima chiave di lettura
Tamborra non sta cedendo alla folla. Sta facendo qualcosa di più raro e più difficile: ripercorrere la propria storia di giudizi per capire dove ha visto giusto, dove ha visto tardi, e perché.
Chi criticava i De Laurentiis nei primi anni aveva torto — e lui lo dice chiaramente. Quei risultati erano reali: dalla D alla B, la semifinale playoff, quasi la Serie A. Il punto di rottura ha un nome preciso: i quaranta giorni di silenzio di Polito. Lì cambia l'evidenza. Lì cambia anche la sua lettura.
Questo non è il "lo dicevo da tempo" di alcuni tifosi. È aggiornamento onesto. La differenza è enorme: uno parte dalla conclusione e cerca conferme, l'altro accumula evidenza e — quando l'evidenza lo impone — cambia idea.
Avere ragione per le ragioni sbagliate è quasi peggio che avere torto. Non insegna niente. La prossima volta si rifà lo stesso errore.
Seconda chiave di lettura
C'è un'ombra più scomoda che Tamborra non nomina esplicitamente, ma che attraversa tutto l'intervento odierno e i precedenti.
Descrivere i fatti senza interpretarli, in certi contesti, non è neutralità — è copertura involontaria. Se una proprietà gestisce male e il giornalista di riferimento si limita ai fatti, il pubblico riceve una narrazione in cui tutto è normale, tutto è nel perimetro dell'accettabile. La critica radicale viene lasciata ai “volatili” di turno — che la fanno male — e il sistema continua.
Tamborra lo sente. Lo si legge quando dice che il silenzio è colpevole, quando chiama in causa Decaro, quando dice "stiamo perdendo il Bari, non una cosa." Sta dicendo, tra le righe: avrei potuto alzare la voce prima. Con gli strumenti giusti. Non l'ho fatto abbastanza.
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NOTA A MARGINE SENZA ESSERE UN “VOLATILE”
Mi limito a unire qualche puntino per vedere se si realizza un disegno.
Gennaio 2009, gestione Matarrese, allenatore Conte. Il Bari è secondo al giro di boa. La società — su chiara indicazione dell'allenatore, e sappiamo come Conte sa farsi sentire — vende il superfluo e prende in prestito Doumbia, Lanzafame, Guberti, Kutuzov. Giocatori veri, per un obiettivo vero. Il Bari chiude primo e va in Serie A. La volontà era leggibile dagli acquisti.
Gennaio 2023, gestione De Laurentis. Il Bari è quarto al giro di boa, -2 dal secondo posto. 5 acquisti: 2 dalla C, Matino, Moracchioli - 2 fermi da 6 mesi, Benali, Molina - 1 "rompi scatole". Esposito (che per fortuna diede risultati opposti alla sua fama)
Intenzione altrettanto “leggibile”.
Due situazioni simili. Due mercati opposti. Due volontà diverse che hanno prodotto due risultati diversi.
Forse sbaglio. Ma unendo i puntini, il disegno.........
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Nel giornalismo sportivo italiano la regola non scritta è: non tornare mai indietro. Non rileggere mai le tue posizioni passate. Vai avanti, aspetta che il pubblico dimentichi.
Tamborra rompe questa regola. Sotto pressione, non sempre in maniera ordinata — ma la rompe. Si mette sul banco degli imputati non per autodistruggersi, ma per capire.
C'è una differenza enorme tra le due cose.
Questo è il giornalismo che serve. Arriva tardi, fa male a chi lo fa. Ma è reale.
E nello sport — come nella vita — il reale è l'unico punto di partenza che vale qualcosa.
Prima chiave di lettura
Tamborra non sta cedendo alla folla. Sta facendo qualcosa di più raro e più difficile: ripercorrere la propria storia di giudizi per capire dove ha visto giusto, dove ha visto tardi, e perché.
Chi criticava i De Laurentiis nei primi anni aveva torto — e lui lo dice chiaramente. Quei risultati erano reali: dalla D alla B, la semifinale playoff, quasi la Serie A. Il punto di rottura ha un nome preciso: i quaranta giorni di silenzio di Polito. Lì cambia l'evidenza. Lì cambia anche la sua lettura.
Questo non è il "lo dicevo da tempo" di alcuni tifosi. È aggiornamento onesto. La differenza è enorme: uno parte dalla conclusione e cerca conferme, l'altro accumula evidenza e — quando l'evidenza lo impone — cambia idea.
Avere ragione per le ragioni sbagliate è quasi peggio che avere torto. Non insegna niente. La prossima volta si rifà lo stesso errore.
Seconda chiave di lettura
C'è un'ombra più scomoda che Tamborra non nomina esplicitamente, ma che attraversa tutto l'intervento odierno e i precedenti.
Descrivere i fatti senza interpretarli, in certi contesti, non è neutralità — è copertura involontaria. Se una proprietà gestisce male e il giornalista di riferimento si limita ai fatti, il pubblico riceve una narrazione in cui tutto è normale, tutto è nel perimetro dell'accettabile. La critica radicale viene lasciata ai “volatili” di turno — che la fanno male — e il sistema continua.
Tamborra lo sente. Lo si legge quando dice che il silenzio è colpevole, quando chiama in causa Decaro, quando dice "stiamo perdendo il Bari, non una cosa." Sta dicendo, tra le righe: avrei potuto alzare la voce prima. Con gli strumenti giusti. Non l'ho fatto abbastanza.
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NOTA A MARGINE SENZA ESSERE UN “VOLATILE”
Mi limito a unire qualche puntino per vedere se si realizza un disegno.
Gennaio 2009, gestione Matarrese, allenatore Conte. Il Bari è secondo al giro di boa. La società — su chiara indicazione dell'allenatore, e sappiamo come Conte sa farsi sentire — vende il superfluo e prende in prestito Doumbia, Lanzafame, Guberti, Kutuzov. Giocatori veri, per un obiettivo vero. Il Bari chiude primo e va in Serie A. La volontà era leggibile dagli acquisti.
Gennaio 2023, gestione De Laurentis. Il Bari è quarto al giro di boa, -2 dal secondo posto. 5 acquisti: 2 dalla C, Matino, Moracchioli - 2 fermi da 6 mesi, Benali, Molina - 1 "rompi scatole". Esposito (che per fortuna diede risultati opposti alla sua fama)
Intenzione altrettanto “leggibile”.
Due situazioni simili. Due mercati opposti. Due volontà diverse che hanno prodotto due risultati diversi.
Forse sbaglio. Ma unendo i puntini, il disegno.........
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Nel giornalismo sportivo italiano la regola non scritta è: non tornare mai indietro. Non rileggere mai le tue posizioni passate. Vai avanti, aspetta che il pubblico dimentichi.
Tamborra rompe questa regola. Sotto pressione, non sempre in maniera ordinata — ma la rompe. Si mette sul banco degli imputati non per autodistruggersi, ma per capire.
C'è una differenza enorme tra le due cose.
Questo è il giornalismo che serve. Arriva tardi, fa male a chi lo fa. Ma è reale.
E nello sport — come nella vita — il reale è l'unico punto di partenza che vale qualcosa.