Ue: "Cambiate il salva-calcio"
Inviato: mer lug 07, 2004 20:14
da tgcom.it
Richiesta ufficiale all'Italia
La Commissione europea ha chiesto all'Italia di modificare il decreto che consente alle società di spalmare su dieci anni le perdite, più noto come "salva-calcio". La Ue ritiene che la legge "violi le norme europee sulla contabilità". E' questo il secondo passo nella procedura di infrazione prevista nei confronti dei paesi sospettati di avere violato le norme comunitarie. La Commissione potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia europea.
Com'era prevedibile la Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia di modificare il decreto salvacalcio. Questo non è altro che il passo successivo della procedura avviata lo scorso novembre dal commissario Ue per il mercato interno, l'olandese Frits Bolkestein, contro il decreto che permette alle squadre italiane di spalmare su dieci anni le perdite dovute alla svalutazione dei giocatori. Le procedure avviate dalla Ue contro questo decreto (varato nel febbraio del 2003) erano due: una del commissario per la concorrenza Mario Monti, per presunta violazione delle norme Ue sugli aiuti di stato (poi archiviata lo scorso marzo a seguito delle modifiche apportate al decreto che hanno permesso di azzerare gli effetti fiscali del provvedimento) ed una di Bolkestein per sospetta contrarietà alle norme comunitarie in matera di contabilità societaria.
E proprio quest'ultima è quella che sta procedendo. Il problema, per quel che riguarda il 'salva-calcio' è relativo alla "questione del precedente - ha spiegato un portavoce di Bolkestein - Se si permette a questo tipo di misure di essere approvate, ne verranno incoraggiate di analoghe. E' una misura una tantum che però può avere effetti anche per 10 anni. In questo modo specialmente le maggiori società calcistiche, possono presentare conti nei quali i costi effettivi di un determinato anno sono sottovalutati, le perdite reali occultate, fornendo agli investitori un quadro fuorviante".
Il governo italiano ha tempo due mesi per mettere mano al decreto e renderlo accettabile agli occhi della Commissione, altrimenti questa potrebbe rivolgersi alla Corte di giustizia. Per le scoeità comunque i "pericoli" sembrano lontani. Infatti, anche in caso di intervento della Corte di giustizia e di condanna dell'Italia da parte di questa, potrebbero non esserci effetti diretti sui club calcistici, visti i tempi lunghi che potrebbe avere il verdetto. C'è però la possibilità che l'eventuale sentenza della Corte possa essere usata come base giuridica per un'azione legale da parte di quei club che non hanno utilizzato la "spalmadebiti" e che potrebbero pretendere dei risarcimenti a patto di poter dimostrare di aver subito un danno a causa delle decisioni contabili di altri club.
Richiesta ufficiale all'Italia
La Commissione europea ha chiesto all'Italia di modificare il decreto che consente alle società di spalmare su dieci anni le perdite, più noto come "salva-calcio". La Ue ritiene che la legge "violi le norme europee sulla contabilità". E' questo il secondo passo nella procedura di infrazione prevista nei confronti dei paesi sospettati di avere violato le norme comunitarie. La Commissione potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia europea.
Com'era prevedibile la Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia di modificare il decreto salvacalcio. Questo non è altro che il passo successivo della procedura avviata lo scorso novembre dal commissario Ue per il mercato interno, l'olandese Frits Bolkestein, contro il decreto che permette alle squadre italiane di spalmare su dieci anni le perdite dovute alla svalutazione dei giocatori. Le procedure avviate dalla Ue contro questo decreto (varato nel febbraio del 2003) erano due: una del commissario per la concorrenza Mario Monti, per presunta violazione delle norme Ue sugli aiuti di stato (poi archiviata lo scorso marzo a seguito delle modifiche apportate al decreto che hanno permesso di azzerare gli effetti fiscali del provvedimento) ed una di Bolkestein per sospetta contrarietà alle norme comunitarie in matera di contabilità societaria.
E proprio quest'ultima è quella che sta procedendo. Il problema, per quel che riguarda il 'salva-calcio' è relativo alla "questione del precedente - ha spiegato un portavoce di Bolkestein - Se si permette a questo tipo di misure di essere approvate, ne verranno incoraggiate di analoghe. E' una misura una tantum che però può avere effetti anche per 10 anni. In questo modo specialmente le maggiori società calcistiche, possono presentare conti nei quali i costi effettivi di un determinato anno sono sottovalutati, le perdite reali occultate, fornendo agli investitori un quadro fuorviante".
Il governo italiano ha tempo due mesi per mettere mano al decreto e renderlo accettabile agli occhi della Commissione, altrimenti questa potrebbe rivolgersi alla Corte di giustizia. Per le scoeità comunque i "pericoli" sembrano lontani. Infatti, anche in caso di intervento della Corte di giustizia e di condanna dell'Italia da parte di questa, potrebbero non esserci effetti diretti sui club calcistici, visti i tempi lunghi che potrebbe avere il verdetto. C'è però la possibilità che l'eventuale sentenza della Corte possa essere usata come base giuridica per un'azione legale da parte di quei club che non hanno utilizzato la "spalmadebiti" e che potrebbero pretendere dei risarcimenti a patto di poter dimostrare di aver subito un danno a causa delle decisioni contabili di altri club.