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da tuttonapoli.net
Ecco le scadenze che il Napoli deve affrontare nei prossimi giorni.
Per fare un po' di chiarezza.....
15 Luglio-Al Collegio Arbitrale si discute la richiesta di svincolo d'autorità di Portanova e Savoldi.
16 Luglio-Udienza al Tribunale di Napoli presso la VII Sez. Civile. Il giudice Caria dovrà decidere se avviare la procedura di fallimento a carico della S.S.C.Napoli.
19 Luglio- La Co.Vi.Soc. comunicherà alle società iscritte se saranno ammesse al campionato di competenza.
20 Luglio-Prima convicazione dell'Assemblea dei Soci convocata dall'Amministratore Bellamio per la nomuna del Liquidatore.
21 Luglio- Il Collegio Arbitrale del Coni delibererà, sulla richiesta fatta dalla S.S.C. Napoli del Fitto del Ramo di Azienda.
22 Luglio-E' il termine ultimo di presentazione del ricorso alla Commissione di Appello per ottenere l'iscrizione al campionato.
25 Luglio-La Co.Vi.Soc. comunicherà alle società che hanno presentato il ricorso, il proprio parere.
27 Luglio-Il Consiglio federale darà parere definitivo sulle iscrizioni ai campionati.
Seconda convocazione dell'Assemblea dei Soci.
28 Luglio-Le squadre escluse dalla Figc ai campionati, potranno rivolgersi alla camera di conciliazione del Coni di Roma
Ecco le scadenze che il Napoli deve affrontare nei prossimi giorni.
Per fare un po' di chiarezza.....
15 Luglio-Al Collegio Arbitrale si discute la richiesta di svincolo d'autorità di Portanova e Savoldi.
16 Luglio-Udienza al Tribunale di Napoli presso la VII Sez. Civile. Il giudice Caria dovrà decidere se avviare la procedura di fallimento a carico della S.S.C.Napoli.
19 Luglio- La Co.Vi.Soc. comunicherà alle società iscritte se saranno ammesse al campionato di competenza.
20 Luglio-Prima convicazione dell'Assemblea dei Soci convocata dall'Amministratore Bellamio per la nomuna del Liquidatore.
21 Luglio- Il Collegio Arbitrale del Coni delibererà, sulla richiesta fatta dalla S.S.C. Napoli del Fitto del Ramo di Azienda.
22 Luglio-E' il termine ultimo di presentazione del ricorso alla Commissione di Appello per ottenere l'iscrizione al campionato.
25 Luglio-La Co.Vi.Soc. comunicherà alle società che hanno presentato il ricorso, il proprio parere.
27 Luglio-Il Consiglio federale darà parere definitivo sulle iscrizioni ai campionati.
Seconda convocazione dell'Assemblea dei Soci.
28 Luglio-Le squadre escluse dalla Figc ai campionati, potranno rivolgersi alla camera di conciliazione del Coni di Roma
Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. - I. Kant
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(Gazzetta del Mezzogiorno)
Stabilito ormai che per la Lega il Napoli non ha rispettato i termini di iscrizione alla serie B, alla società partenopea non resta altro da fare che procedere per ricorsi e sperare che, in qualche modo, si riesca a salvare almeno la partecipazione ad un campionato professionistico.
Dopo la stipula dell'accordo definitivo per il fitto del ramo d'azienda siglato tra l'amministratore unico del club azzurro, Paolo Bellamio, e Luciano Gaucci, nella mattinata di ieri gli avvocati Giovanni Bruno ed Andrea Abbamonte hanno notificato un ricorso alla Camera di conciliazione del Coni, uno degli organi «superiori» della giustizia sportiva. Parallelamente i legali hanno annunciato anche un ricorso al Tar del Lazio - competente, dopo il decreto «salva calcio», per le questioni sportive - ma prima dovranno fare i conti con un altro braccio della giustizia ordinaria.
Domani, infatti, è attesa la decisione della settima sezione fallimentare del tribunale di Napoli. Bellamio. Per scongiurare il fallimento Bellamio porterà ai giudici di Castel Capuano il contratto sottoscritto con Gaucci che, da Torre Alfina, continua a sprizzare ottimismo ed a lavorare per il Napoli del futuro. «Non vedo - ha continuato a ripetere Gaucci - perché Carraro dovrebbe dirci di "no". Ha permesso tante eccezioni e non può non consentire ad una città di continuare ad avere il calcio. Sono impegnato 24 ore su 24, voglio salvare il Napoli e ottenere l'iscrizione al campionato di B entro il 27. Ho sentito varie istituzioni, non voglio arrivare al Tar se possibile».
Sulla clausola del contratto con il «vecchio Napoli», secondo cui l'impegno sarebbe rescisso in caso di ricapitalizzazione da parte di Naldi, Gaucci è a dir poco scettico. «La rescissione del contratto, firmato tra me e Bellamio, vale solo se non rispettiamo i patti, se non paghiamo, se non verremo iscritti. E poi che dovrebbe succedere, fatemi capire: che si ricapitalizza dopo tutto questo? Beh, lasciamo perdere».
Intanto, dopo un ripensamento, inizia anche il toto allenatore. «Su Cosmi - ha spiegato Gaucci - sono un po' perplesso, non l'ho visto carico come ai bei tempi. Non so se è l'allenatore ruspante che serve su una piazza come Napoli. In ogni caso vedremo. Per quanto riguarda Colantuono è presto per parlare».
Luciano Gaucci (che ieri ha lasciato la presidenza del Perugia al figlio Alessandro) ha parlato anche della situazione degli attuali calciatori del Napoli. «Stiamo cercando un accordo, non ho mai detto che voglio azzerare il parco giocatori. Vogliamo e dobbiamo liquidarli, c'è la possibilità che qualcuno possa rimanere. Ma annuncio che arriveranno tanti giocatori stranieri».
Intanto, ieri si è infiammata la polemica tra Naldi e l'imprenditore Floro Flores, uno dei componenti di una cordata (poi sparita) alternativa a quella di Gaucci. «Non sono mai stato prestanome di nessuno, piuttosto è Salvatore Naldi che ha svenduto il nome suo e della sua famiglia». In una intervista, infatti, Naldi aveva sostenuto che dietro Floro Flores ci fosse una società immobiliare sua avversaria in affari.
Stabilito ormai che per la Lega il Napoli non ha rispettato i termini di iscrizione alla serie B, alla società partenopea non resta altro da fare che procedere per ricorsi e sperare che, in qualche modo, si riesca a salvare almeno la partecipazione ad un campionato professionistico.
Dopo la stipula dell'accordo definitivo per il fitto del ramo d'azienda siglato tra l'amministratore unico del club azzurro, Paolo Bellamio, e Luciano Gaucci, nella mattinata di ieri gli avvocati Giovanni Bruno ed Andrea Abbamonte hanno notificato un ricorso alla Camera di conciliazione del Coni, uno degli organi «superiori» della giustizia sportiva. Parallelamente i legali hanno annunciato anche un ricorso al Tar del Lazio - competente, dopo il decreto «salva calcio», per le questioni sportive - ma prima dovranno fare i conti con un altro braccio della giustizia ordinaria.
Domani, infatti, è attesa la decisione della settima sezione fallimentare del tribunale di Napoli. Bellamio. Per scongiurare il fallimento Bellamio porterà ai giudici di Castel Capuano il contratto sottoscritto con Gaucci che, da Torre Alfina, continua a sprizzare ottimismo ed a lavorare per il Napoli del futuro. «Non vedo - ha continuato a ripetere Gaucci - perché Carraro dovrebbe dirci di "no". Ha permesso tante eccezioni e non può non consentire ad una città di continuare ad avere il calcio. Sono impegnato 24 ore su 24, voglio salvare il Napoli e ottenere l'iscrizione al campionato di B entro il 27. Ho sentito varie istituzioni, non voglio arrivare al Tar se possibile».
Sulla clausola del contratto con il «vecchio Napoli», secondo cui l'impegno sarebbe rescisso in caso di ricapitalizzazione da parte di Naldi, Gaucci è a dir poco scettico. «La rescissione del contratto, firmato tra me e Bellamio, vale solo se non rispettiamo i patti, se non paghiamo, se non verremo iscritti. E poi che dovrebbe succedere, fatemi capire: che si ricapitalizza dopo tutto questo? Beh, lasciamo perdere».
Intanto, dopo un ripensamento, inizia anche il toto allenatore. «Su Cosmi - ha spiegato Gaucci - sono un po' perplesso, non l'ho visto carico come ai bei tempi. Non so se è l'allenatore ruspante che serve su una piazza come Napoli. In ogni caso vedremo. Per quanto riguarda Colantuono è presto per parlare».
Luciano Gaucci (che ieri ha lasciato la presidenza del Perugia al figlio Alessandro) ha parlato anche della situazione degli attuali calciatori del Napoli. «Stiamo cercando un accordo, non ho mai detto che voglio azzerare il parco giocatori. Vogliamo e dobbiamo liquidarli, c'è la possibilità che qualcuno possa rimanere. Ma annuncio che arriveranno tanti giocatori stranieri».
Intanto, ieri si è infiammata la polemica tra Naldi e l'imprenditore Floro Flores, uno dei componenti di una cordata (poi sparita) alternativa a quella di Gaucci. «Non sono mai stato prestanome di nessuno, piuttosto è Salvatore Naldi che ha svenduto il nome suo e della sua famiglia». In una intervista, infatti, Naldi aveva sostenuto che dietro Floro Flores ci fosse una società immobiliare sua avversaria in affari.
(IL MATTINO)
Napoli verso il lodo Petrucci
PAOLO BARBUTO
Quanto c’è da aspettare per conoscere il futuro del Napoli? Probabilmente di tempo ce n’è ancora. A meno di clamorose decisioni del tribunale, la vicenda azzurra si trascinerà fino al 29 di luglio quando il Consiglio federale darà l’elenco ufficiale delle formazioni iscritte al campionato. Se la società azzurra non fosse nel novero delle squadre partecipanti alla prossima stagione calcistica, ci sarebbero altre 48 ore per l’attivazione del lodo Petrucci e per la ricerca di nuovi imprenditori disposti a far ripartire il calcio in città dalla serie C1.
Ma andiamo con ordine. Per adesso l’iscrizione del Napoli viene considerata decisamente impossibile dagli organi federali. C’è stato anche un intervento ufficiale del presidente del Coni, Gianni Petrucci: «Il Comitato Olimpico ha il solo compito di vigilare - ha detto - Le società di calcio devono rispettare il codice». Nel frattempo ieri Gaucci ha fatto depositare il ricorso al Collegio arbitrale del Coni mentre per il ricorso al Tar contro la decisione della Figc di non accettare il fitto d’azienda, verrà presentato solo dopo aver superato lo scoglio della fallimentare di domani.
La soluzione più probabile, al momento, sembra comunque quella del Lodo Petrucci. Tutti quelli che stanno lavorando alla costruzione del futuro del club sono orientati in quel senso. Ci sono imprenditori che hanno già fatto presente alla Federcalcio (che deciderà quale società meriterà il posto in serie C1) la loro disponibilità. Anche le istituzioni, che comunque sosterranno fino alla fine l’ipotesi Gaucci, stanno cercando informazioni per un intervento dell’ultimo momento che consenta alla città di non perdere il calcio. Si dice che lo stesso Luciano Gaucci sia interessato alla vicenda, alcuni sostengono che anche il contratto firmato con Bellamio l’altra notte, in realtà nasconda nelle sue pieghe la possibilità di transitare per l’articolo 52 delle Norme organizzative federali, che gli facciano comunque mettere le mani sulla società anche in serie C1.
C’è anche una ipotesi di studio che sta mandando in crisi gli esperti di carte federali. Se il Napoli al 27 luglio non risultasse iscritto e un’altra società avesse accesso al Lodo Petrucci, si avrebbe una nuova squadra napoletana iscritta alla serie C1. Ma se nel frattempo il Tar desse ragione a Gaucci e imponesse alla Federcalcio di riprendere il Napoli, si avrebbe un’altra formazione napoletana iscritta stavolta alla serie B. In quel caso le due formazioni rimarrebbero entrambe in vita?
Nel frattempo gli avvocati del Napoli lavorano per prepararsi all’udienza di domani davanti al giudice Caria: tenteranno di avere un rinvio. Se, infatti, arrivasse la decisione sul fallimento, non ci sarebbe possibilità di rimanere in B e sarebbe vietato anche l’accesso alla C1, il Napoli ripartirebbe dalla Terza categoria.
Napoli verso il lodo Petrucci
PAOLO BARBUTO
Quanto c’è da aspettare per conoscere il futuro del Napoli? Probabilmente di tempo ce n’è ancora. A meno di clamorose decisioni del tribunale, la vicenda azzurra si trascinerà fino al 29 di luglio quando il Consiglio federale darà l’elenco ufficiale delle formazioni iscritte al campionato. Se la società azzurra non fosse nel novero delle squadre partecipanti alla prossima stagione calcistica, ci sarebbero altre 48 ore per l’attivazione del lodo Petrucci e per la ricerca di nuovi imprenditori disposti a far ripartire il calcio in città dalla serie C1.
Ma andiamo con ordine. Per adesso l’iscrizione del Napoli viene considerata decisamente impossibile dagli organi federali. C’è stato anche un intervento ufficiale del presidente del Coni, Gianni Petrucci: «Il Comitato Olimpico ha il solo compito di vigilare - ha detto - Le società di calcio devono rispettare il codice». Nel frattempo ieri Gaucci ha fatto depositare il ricorso al Collegio arbitrale del Coni mentre per il ricorso al Tar contro la decisione della Figc di non accettare il fitto d’azienda, verrà presentato solo dopo aver superato lo scoglio della fallimentare di domani.
La soluzione più probabile, al momento, sembra comunque quella del Lodo Petrucci. Tutti quelli che stanno lavorando alla costruzione del futuro del club sono orientati in quel senso. Ci sono imprenditori che hanno già fatto presente alla Federcalcio (che deciderà quale società meriterà il posto in serie C1) la loro disponibilità. Anche le istituzioni, che comunque sosterranno fino alla fine l’ipotesi Gaucci, stanno cercando informazioni per un intervento dell’ultimo momento che consenta alla città di non perdere il calcio. Si dice che lo stesso Luciano Gaucci sia interessato alla vicenda, alcuni sostengono che anche il contratto firmato con Bellamio l’altra notte, in realtà nasconda nelle sue pieghe la possibilità di transitare per l’articolo 52 delle Norme organizzative federali, che gli facciano comunque mettere le mani sulla società anche in serie C1.
C’è anche una ipotesi di studio che sta mandando in crisi gli esperti di carte federali. Se il Napoli al 27 luglio non risultasse iscritto e un’altra società avesse accesso al Lodo Petrucci, si avrebbe una nuova squadra napoletana iscritta alla serie C1. Ma se nel frattempo il Tar desse ragione a Gaucci e imponesse alla Federcalcio di riprendere il Napoli, si avrebbe un’altra formazione napoletana iscritta stavolta alla serie B. In quel caso le due formazioni rimarrebbero entrambe in vita?
Nel frattempo gli avvocati del Napoli lavorano per prepararsi all’udienza di domani davanti al giudice Caria: tenteranno di avere un rinvio. Se, infatti, arrivasse la decisione sul fallimento, non ci sarebbe possibilità di rimanere in B e sarebbe vietato anche l’accesso alla C1, il Napoli ripartirebbe dalla Terza categoria.

(IL MATTINO)
Se Il Tar accoglie il ricorso
la squadra non retrocede
Il Napoli può restare in B solo in un caso: se Luciano Gaucci, che ha firmato un contratto per il fitto di azienda del club di Naldi, vince i ricorsi al Coni e al Tar del Lazio. Il Napoli è già cancellato dal campionato di B 2004-2005, anche se sul sito internet della Lega compare tra le 22 società iscritte, perchè non ha presentato lunedì copia dei bonifici effettuati per il saldo delle spettanze ai giocatori, creditori di 8 stipendi. Il progetto di Gaucci è stato bocciato una settimana fa dalla Federazione, perchè il fitto di azienda non è previsto nelle Noif. Ma il presidente del Perugia è convinto di ottenere già nella prossima settimana la sentenza sospensiva del Tar del Lazio e di vedere la Napoli sportiva, affiliatasi dieci giorni fa alla Figc, iscritta al campionato di B il 27, il giorno del Consiglio.
Se Il Tar accoglie il ricorso
la squadra non retrocede
Il Napoli può restare in B solo in un caso: se Luciano Gaucci, che ha firmato un contratto per il fitto di azienda del club di Naldi, vince i ricorsi al Coni e al Tar del Lazio. Il Napoli è già cancellato dal campionato di B 2004-2005, anche se sul sito internet della Lega compare tra le 22 società iscritte, perchè non ha presentato lunedì copia dei bonifici effettuati per il saldo delle spettanze ai giocatori, creditori di 8 stipendi. Il progetto di Gaucci è stato bocciato una settimana fa dalla Federazione, perchè il fitto di azienda non è previsto nelle Noif. Ma il presidente del Perugia è convinto di ottenere già nella prossima settimana la sentenza sospensiva del Tar del Lazio e di vedere la Napoli sportiva, affiliatasi dieci giorni fa alla Figc, iscritta al campionato di B il 27, il giorno del Consiglio.

(tuttonapoli.net)
Giorgio Corbelli:"La serie C è vicinissima"
14.20 L'ex presidente del Napoli Giorgio Corbeli, è intervenuto a RadioGoal.
15/07/2004 di Antonio Gaito, articolo letto 385 volte
"Bisogna aprire gli occhi e capire cosa sta succedendo - così esordisce Giorgio Corbelli a RadioGoal, poi continua - . Il percorso di Gaucci non è previsto e dalle parole di Carraro si capisce che questa ipotesi non è valida, altrimenti tutte le società a rischio fallimento si potranno aggrappare a questo fitto del ramo d'azienda. Gaucci è una strada intermedia tra chi vuole acquistare il Napoli dal fallimento e tra chi lo vuole salvare. - Poi alla domanda su come si potrebbe salvare il Napoli risponde - Io conosco solo quello che leggo sulla carta stampata perchè nessuno della società parla più con me, comunque credo che il Napoli sia fuori tempo massimo e di questi tempi i regolamenti li fanno rispettare. L'offerta di Gaucci è solo teorica, non è vera, lui attraverso questo contratto vuole soltanto ricevere l'iscrizione al campionato. Naldi non ha ricapitalizzato davvero per mancanza di disponibilità? Non siamo arrivati a quell'accordo perchè alcuni membri della sua famiglia si opposero, perchè la disponibilità si poteva trovare ma quando una persona cara a Naldi dice basta l'accordo non può che saltare definitivamente - poi conclude - Non c'è la possibilità di vedere il Napoli giocare in serie B, presto sapremo anche i nomi e i cognomi degli imprenditori che hanno aspettato il fallimento"
Giorgio Corbelli:"La serie C è vicinissima"
14.20 L'ex presidente del Napoli Giorgio Corbeli, è intervenuto a RadioGoal.
15/07/2004 di Antonio Gaito, articolo letto 385 volte
"Bisogna aprire gli occhi e capire cosa sta succedendo - così esordisce Giorgio Corbelli a RadioGoal, poi continua - . Il percorso di Gaucci non è previsto e dalle parole di Carraro si capisce che questa ipotesi non è valida, altrimenti tutte le società a rischio fallimento si potranno aggrappare a questo fitto del ramo d'azienda. Gaucci è una strada intermedia tra chi vuole acquistare il Napoli dal fallimento e tra chi lo vuole salvare. - Poi alla domanda su come si potrebbe salvare il Napoli risponde - Io conosco solo quello che leggo sulla carta stampata perchè nessuno della società parla più con me, comunque credo che il Napoli sia fuori tempo massimo e di questi tempi i regolamenti li fanno rispettare. L'offerta di Gaucci è solo teorica, non è vera, lui attraverso questo contratto vuole soltanto ricevere l'iscrizione al campionato. Naldi non ha ricapitalizzato davvero per mancanza di disponibilità? Non siamo arrivati a quell'accordo perchè alcuni membri della sua famiglia si opposero, perchè la disponibilità si poteva trovare ma quando una persona cara a Naldi dice basta l'accordo non può che saltare definitivamente - poi conclude - Non c'è la possibilità di vedere il Napoli giocare in serie B, presto sapremo anche i nomi e i cognomi degli imprenditori che hanno aspettato il fallimento"

(tuttonapoli.net)
Bellamio: "In udienza faremo valere le nostre ragioni"
Ore 14:50- L'amministratore unico possibilista sull'esito positivo del responso che domani emetterà il Tribunale
15/07/2004 di Domenico Varavallo, articolo letto 130 volte
L'amministratore unico del Calcio Napoli Paolo Bellamio è tranquillo sulla decisione che sarà emessa domani dal Tribunale, relativamente alle sorti del Calcio Napoli: "Domani in udienza ci presenteremo con la dovuta serenità, esporremo i nostri progetti mirati a salvare il club dal fallimento. Nel 1983 fui protagonista nel salvare il vanezia dal fallimento facendo valere l'ipotesi del fitto di ramo d'azienda, e la società venete fu poi affidata a un imprenditore locale. La Figc non può disconoscere l'istituto del fitto d'azienda perchè previsto dal codice civile e ignorarlo sarebbe un controsenso. Quest'anno ci sono molte società in crisi, penso che il problema assuma una dimensione nazionale. Ci dovrebbe essere un provvedimento che venga in soccorso della aziende in crisi. Noi intanto stiamo facendo il possibile e non escludo qualche novità nei prossimi giorni. Spero che il Tribunale accoglierà le nostre ragioni, altrimenti il fallimento sarà inevitabile. Gaucci vuole prendere il Napoli fallito? Non penso che potrà farlo, perchè una volta dichiarato il fallimento il titolo societario non potrà essere rilevato dalla serie B"
Bellamio: "In udienza faremo valere le nostre ragioni"
Ore 14:50- L'amministratore unico possibilista sull'esito positivo del responso che domani emetterà il Tribunale
15/07/2004 di Domenico Varavallo, articolo letto 130 volte
L'amministratore unico del Calcio Napoli Paolo Bellamio è tranquillo sulla decisione che sarà emessa domani dal Tribunale, relativamente alle sorti del Calcio Napoli: "Domani in udienza ci presenteremo con la dovuta serenità, esporremo i nostri progetti mirati a salvare il club dal fallimento. Nel 1983 fui protagonista nel salvare il vanezia dal fallimento facendo valere l'ipotesi del fitto di ramo d'azienda, e la società venete fu poi affidata a un imprenditore locale. La Figc non può disconoscere l'istituto del fitto d'azienda perchè previsto dal codice civile e ignorarlo sarebbe un controsenso. Quest'anno ci sono molte società in crisi, penso che il problema assuma una dimensione nazionale. Ci dovrebbe essere un provvedimento che venga in soccorso della aziende in crisi. Noi intanto stiamo facendo il possibile e non escludo qualche novità nei prossimi giorni. Spero che il Tribunale accoglierà le nostre ragioni, altrimenti il fallimento sarà inevitabile. Gaucci vuole prendere il Napoli fallito? Non penso che potrà farlo, perchè una volta dichiarato il fallimento il titolo societario non potrà essere rilevato dalla serie B"

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(Gazzetta del Mezzogiorno)
Il Napoli aspetta i verdetti della Camera di conciliazione del Coni (che si riunirà il 21) e del Tar (al quale sarà presentato ricorso in caso di sentenza negativa del Coni) ma guarda con apprensione soprattutto all'appuntamento di oggi davanti alla settima sezione del Tribunale civile chiamato a pronunciarsi sul fallimento del club.
L'amministratore unico Paolo Bellamio confida in un rinvio del verdetto, in particolare chiederà al Tribunale di aspettare fino al 27 luglio quando la Federcalcio dirà una parola definitiva sulle squadre ammesse alla prossima stagione. Davanti ai giudici presenterà il contratto di fitto sottoscritto da Luciano Gaucci che prevede un esborso di 46 milioni di euro in 5 anni. Secondo il commercialista del patron del Perugia, Serao, si tratta dell'unica opportunità a disposizione dei creditori che sarebbero pesantemente penalizzati da un eventuale fallimento. E poi, aggiunge polemicamente, «il cambio di denominazione è stato consentito al Parma. Perchè non concederlo anche al Napoli?».
Sparge pessimismo Corbelli, ex presidente del Napoli, interessato alle sorti del club essendo creditore di 31 milioni di euro nei confronti del suo successore, Salvatore Naldi. La Figc, sintetizza, non darà il via libera ad un'operazione che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente: tutte le società con debiti potrebbero liberarsi della zavorra che appesantisce i bilanci attraverso l'espediente del fitto di ramo d'azienda.
Il Napoli aspetta i verdetti della Camera di conciliazione del Coni (che si riunirà il 21) e del Tar (al quale sarà presentato ricorso in caso di sentenza negativa del Coni) ma guarda con apprensione soprattutto all'appuntamento di oggi davanti alla settima sezione del Tribunale civile chiamato a pronunciarsi sul fallimento del club.
L'amministratore unico Paolo Bellamio confida in un rinvio del verdetto, in particolare chiederà al Tribunale di aspettare fino al 27 luglio quando la Federcalcio dirà una parola definitiva sulle squadre ammesse alla prossima stagione. Davanti ai giudici presenterà il contratto di fitto sottoscritto da Luciano Gaucci che prevede un esborso di 46 milioni di euro in 5 anni. Secondo il commercialista del patron del Perugia, Serao, si tratta dell'unica opportunità a disposizione dei creditori che sarebbero pesantemente penalizzati da un eventuale fallimento. E poi, aggiunge polemicamente, «il cambio di denominazione è stato consentito al Parma. Perchè non concederlo anche al Napoli?».
Sparge pessimismo Corbelli, ex presidente del Napoli, interessato alle sorti del club essendo creditore di 31 milioni di euro nei confronti del suo successore, Salvatore Naldi. La Figc, sintetizza, non darà il via libera ad un'operazione che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente: tutte le società con debiti potrebbero liberarsi della zavorra che appesantisce i bilanci attraverso l'espediente del fitto di ramo d'azienda.
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Da tuttonapoli.net trapela uno strano ottimismo.....
Ecco perchè il Napoli ha ragione
Pubblichiamo grazie al Corriere dello Sport l'articolo a firma di Pietro Casavola legale esperto di diritto societario partner dello studio Adonnino Ascoli e Casavola Scamoni
La Federcalcio ha di fatto impedito il Fitto di Azienda al Napoli calcio in favore della Napoli Sportiva sul presupposto che esso realizzava un illecito aggiramento della normativa federale in materia di traferimento del "titolo sportivo", inteso quest'ultimo come " Il riconoscimento da parte della FIGC, delle condizioni tecnico sportive che consentono la partecipazione di una società adun determinato campionato" (art52 NOIF-Norme Federali).
A tale decisione si è pervenuti, per quanto è da conoscere, sulla base di un parere richiesto ad un illustre giursta interpellato dalla Federazione, cui era stato chiesto di valutare "se la tecnica contrattuale del fitto di Azienda può ritenersi oppure no compresa nel divieto di cessione del titolo sportivo". Non ci è dato di conoscere il contenuto del contratto si affitto di azienda sottoposto dal Napoli Calcio o dalla cordata di possibili "affittuari" della sua azienda. Tuttavia, è di pubblico dominio il parere legale emesso a sostegno della decisione della Federazione e non condividiamo affatto i principi giuridici in esso espressi.
Vediamo di chiarire i termini della questione, individuando i capisaldi del problema e i motivi della decisione, tutti, anostro parere, ugualmente fragili e infondati:
1) Le norme federali vietano solo il trasferimento del "titolo sportivo" singolarmente considerato. Le stesse norme federali, invece non vietano, ma anzi consentono, che lo stesso titolo sportivo possa essere "ceduto o trasferito insieme all'azienda sportiva ( come tutti sanno per azienda si intende complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa).
E' il caso del trasferimento dell'azienda attraverso una operazione di scissione o di conferimento della azineda sportiva per il quale, difatti, l'art.52/5, delle citate Norme federali, prevede che "in caso di scissione o conferimento dell'azienda a norma dell'art.20 (che regola espressamente le ipotesi di "Fusione-Scissione-Conferimento d'Azienda", n.d.r.), Il titolo sportivo della società scissa o della conferente è attribuito rispettivamente alle società derivante dalla scissione che prosegue l'attività sportiva ovvero alla conferitaria". La norma federale non pone divieti e ribadisce principi generali del diritto comune. Non si comprende, pertanto, come possa affermarsi da parte della Federazione-contro la stessa lettera della norma ed al solo fine di sancire un inesistente principio generale d'intrasferibilità del titolo sportivo con l'azienda-che " a ben guardare... la fuusione e la scissione, neppure possono essere intese come vicende traslative del patrimonio sociale, e delle sue singole componenti, ma come modificazione dell'assetto organizzativo di una struttura imprenditoriale la quale permane senza soluzione di continuità".
L'affermazione non è condivisibile. Se la continuità aziendale è un fatto ovvio in ogni vicenda traslativa o dispositiva dell'azienda (ed è la ragione per la quale essa non preclude il trasferimento del titolo sportivo), nessuno può dubitare che sia la fusione che la scissione e il conferimento abbiano effetti traslticvi sull'azienda stessa e sul suo "contenuto" (nel caso,il "titolo sportivo"). Quindi , contrariamente a quanto affermato dalla federazione, il trasferimento del titolo sportivo è, di norma, consentito dalle norme federali allorchè realizzato assieme al trasferimento dell'azienda. Il divieto del trasferimento puro e semplice del titolo sportivo ha un carattere di eccezionalità,e, come tutti i divieti, non può trovare applicazioni estensive o analogiche a casi diversi.
2) Nessuna norma federale-e nessuna norma giuridica anche non federale-vieta (o perfino considera con prescrizioni in qualche modo specifiche) l'affitto di un'azienda calcistica o prevede un qualsivoglia sanzione o conseguenza negativa sul titolo sportivo in caso d'affitto di una azienda calcistica.
Sostiene, però l'estensore del parere federale che il divieto (a nostro avviso inisistente per i motivi di cui sopra) di trasferimento del titolo sportivo insieme all'azienda calcistica vada esteso alla del tutto diversa ipotesi di affitto di azienda. E che sembra difficile "evitare la conclusione che un contratto d'affitto, attribuendo la sostanziale equivalente ad una cessione seppur temporanea)".
Il ragionamento non convince. L'affitto di azienda non ha nulla a che vedere con una cessione (di azienda,o di titolo, o qualsiasi tipo) salvo sostenere la natura "simulata" del contratto (ma nessuno lo ha fatto: e se lo deve fare,lo faccia).
3) Nonostante l'evidenza guiridica di quanto sopra, la federazione mostra di ritenere illegittimo l'affitto del ramo di azienda calcistica presaupposto che il divieto di cessione di titolo non potrebbe non comprendere nel prorpio ambito di applicazione anche quello di affitto dell'azienda sportiva, finalizzato a consentire la sua utilizzazione da parte dell'affittuario.
Se la decisione della federazione è fondata sulle argomentazioni contenute in detto parere, essa è dunque gravemente errata dal punto di vista legale. Se invece si voleva dire che l'operazione sottoposta era in qualche modo simulata o elusiva di divieti normativi, ciò andava esaminato e detto, ma in maniera chiara e giuridicamente ineccepibile.
E' del tutto usuale che un'azienda in grave difficoltà affitti la propria azienda a terzi e tali contratti hanno resistito a riretuti vagli della magistratura. Per le società operanti nel mondo del calcio, valgono regole diverse?
Siamo preoccupati della consistenza giuridica di decisioni così importanti per il futuro dei soggetti coinvolti e dell'inetro "sistema Calcio". Ci sembra che la corretta interpretazione delle regole dovrebbero essere il fondamento che garantisce l'imparzialità delle decisioni delle autorità preposte, anche nel mondo del calcio,che muove interessi sportivi ed economici ingenti e che diritto alla "certezza" del diritto che lo regola
Serao a Radio Marte
Ore 13.10 - Il Prof Francesco Serao sembra fiducioso per la Napoli Sportiva.Il professionista napoletano è intervenuto a Marte Sport Live
Ho incontrato il segretario Gabriele, ed ho parlato della nostra situazione. L'ipotesi del Fitto del Ramo di Azienda, sembra che la FIGC abbia capito che, il Tar e il Consiglio di AStato potrebbero darci ragione. Sembra assurso arrivare ad uno scontro. Saremmo disposti, ad accettare dei paletti che servirebbero a garantire la Figc e i creditori preveligiati. Tra i creditori previlegiati, c'è anche il Fisco. La Società Calcio Napoli, potrebbe chiedere un concordato. Si, oggi ci sarà l'udienza in tribunale, mi auguro il buon senso di tutti. Far fallire il Napoli, e portarlo in C, sarebbe la sconfitta della città. Ottenere il rinvio, sarebbe un atto importante da parte del Tribunale".
Strano tutto questo ottimismo....

Ecco perchè il Napoli ha ragione
Pubblichiamo grazie al Corriere dello Sport l'articolo a firma di Pietro Casavola legale esperto di diritto societario partner dello studio Adonnino Ascoli e Casavola Scamoni
La Federcalcio ha di fatto impedito il Fitto di Azienda al Napoli calcio in favore della Napoli Sportiva sul presupposto che esso realizzava un illecito aggiramento della normativa federale in materia di traferimento del "titolo sportivo", inteso quest'ultimo come " Il riconoscimento da parte della FIGC, delle condizioni tecnico sportive che consentono la partecipazione di una società adun determinato campionato" (art52 NOIF-Norme Federali).
A tale decisione si è pervenuti, per quanto è da conoscere, sulla base di un parere richiesto ad un illustre giursta interpellato dalla Federazione, cui era stato chiesto di valutare "se la tecnica contrattuale del fitto di Azienda può ritenersi oppure no compresa nel divieto di cessione del titolo sportivo". Non ci è dato di conoscere il contenuto del contratto si affitto di azienda sottoposto dal Napoli Calcio o dalla cordata di possibili "affittuari" della sua azienda. Tuttavia, è di pubblico dominio il parere legale emesso a sostegno della decisione della Federazione e non condividiamo affatto i principi giuridici in esso espressi.
Vediamo di chiarire i termini della questione, individuando i capisaldi del problema e i motivi della decisione, tutti, anostro parere, ugualmente fragili e infondati:
1) Le norme federali vietano solo il trasferimento del "titolo sportivo" singolarmente considerato. Le stesse norme federali, invece non vietano, ma anzi consentono, che lo stesso titolo sportivo possa essere "ceduto o trasferito insieme all'azienda sportiva ( come tutti sanno per azienda si intende complesso di beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa).
E' il caso del trasferimento dell'azienda attraverso una operazione di scissione o di conferimento della azineda sportiva per il quale, difatti, l'art.52/5, delle citate Norme federali, prevede che "in caso di scissione o conferimento dell'azienda a norma dell'art.20 (che regola espressamente le ipotesi di "Fusione-Scissione-Conferimento d'Azienda", n.d.r.), Il titolo sportivo della società scissa o della conferente è attribuito rispettivamente alle società derivante dalla scissione che prosegue l'attività sportiva ovvero alla conferitaria". La norma federale non pone divieti e ribadisce principi generali del diritto comune. Non si comprende, pertanto, come possa affermarsi da parte della Federazione-contro la stessa lettera della norma ed al solo fine di sancire un inesistente principio generale d'intrasferibilità del titolo sportivo con l'azienda-che " a ben guardare... la fuusione e la scissione, neppure possono essere intese come vicende traslative del patrimonio sociale, e delle sue singole componenti, ma come modificazione dell'assetto organizzativo di una struttura imprenditoriale la quale permane senza soluzione di continuità".
L'affermazione non è condivisibile. Se la continuità aziendale è un fatto ovvio in ogni vicenda traslativa o dispositiva dell'azienda (ed è la ragione per la quale essa non preclude il trasferimento del titolo sportivo), nessuno può dubitare che sia la fusione che la scissione e il conferimento abbiano effetti traslticvi sull'azienda stessa e sul suo "contenuto" (nel caso,il "titolo sportivo"). Quindi , contrariamente a quanto affermato dalla federazione, il trasferimento del titolo sportivo è, di norma, consentito dalle norme federali allorchè realizzato assieme al trasferimento dell'azienda. Il divieto del trasferimento puro e semplice del titolo sportivo ha un carattere di eccezionalità,e, come tutti i divieti, non può trovare applicazioni estensive o analogiche a casi diversi.
2) Nessuna norma federale-e nessuna norma giuridica anche non federale-vieta (o perfino considera con prescrizioni in qualche modo specifiche) l'affitto di un'azienda calcistica o prevede un qualsivoglia sanzione o conseguenza negativa sul titolo sportivo in caso d'affitto di una azienda calcistica.
Sostiene, però l'estensore del parere federale che il divieto (a nostro avviso inisistente per i motivi di cui sopra) di trasferimento del titolo sportivo insieme all'azienda calcistica vada esteso alla del tutto diversa ipotesi di affitto di azienda. E che sembra difficile "evitare la conclusione che un contratto d'affitto, attribuendo la sostanziale equivalente ad una cessione seppur temporanea)".
Il ragionamento non convince. L'affitto di azienda non ha nulla a che vedere con una cessione (di azienda,o di titolo, o qualsiasi tipo) salvo sostenere la natura "simulata" del contratto (ma nessuno lo ha fatto: e se lo deve fare,lo faccia).
3) Nonostante l'evidenza guiridica di quanto sopra, la federazione mostra di ritenere illegittimo l'affitto del ramo di azienda calcistica presaupposto che il divieto di cessione di titolo non potrebbe non comprendere nel prorpio ambito di applicazione anche quello di affitto dell'azienda sportiva, finalizzato a consentire la sua utilizzazione da parte dell'affittuario.
Se la decisione della federazione è fondata sulle argomentazioni contenute in detto parere, essa è dunque gravemente errata dal punto di vista legale. Se invece si voleva dire che l'operazione sottoposta era in qualche modo simulata o elusiva di divieti normativi, ciò andava esaminato e detto, ma in maniera chiara e giuridicamente ineccepibile.
E' del tutto usuale che un'azienda in grave difficoltà affitti la propria azienda a terzi e tali contratti hanno resistito a riretuti vagli della magistratura. Per le società operanti nel mondo del calcio, valgono regole diverse?
Siamo preoccupati della consistenza giuridica di decisioni così importanti per il futuro dei soggetti coinvolti e dell'inetro "sistema Calcio". Ci sembra che la corretta interpretazione delle regole dovrebbero essere il fondamento che garantisce l'imparzialità delle decisioni delle autorità preposte, anche nel mondo del calcio,che muove interessi sportivi ed economici ingenti e che diritto alla "certezza" del diritto che lo regola
Serao a Radio Marte
Ore 13.10 - Il Prof Francesco Serao sembra fiducioso per la Napoli Sportiva.Il professionista napoletano è intervenuto a Marte Sport Live
Ho incontrato il segretario Gabriele, ed ho parlato della nostra situazione. L'ipotesi del Fitto del Ramo di Azienda, sembra che la FIGC abbia capito che, il Tar e il Consiglio di AStato potrebbero darci ragione. Sembra assurso arrivare ad uno scontro. Saremmo disposti, ad accettare dei paletti che servirebbero a garantire la Figc e i creditori preveligiati. Tra i creditori previlegiati, c'è anche il Fisco. La Società Calcio Napoli, potrebbe chiedere un concordato. Si, oggi ci sarà l'udienza in tribunale, mi auguro il buon senso di tutti. Far fallire il Napoli, e portarlo in C, sarebbe la sconfitta della città. Ottenere il rinvio, sarebbe un atto importante da parte del Tribunale".
Strano tutto questo ottimismo....
Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. - I. Kant
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Napoli: il tribunale rinvia la decisione al 30 luglio
16/07/2004 18:35.09
Sull`istanza di fallimento per la società partenopea
La settima sezione fallimentare del Tribunale di Napoli ha disposto un rinvio al 30 luglio dell`udienza sull`istanza di fallimento del Napoli. La decisione è giunta dopo quasi 4 ore di camera di consiglio.
I 15 giorni di tempo serviranno al tribunale per acquisire nuovi elementi di valutazione sulla condizione del club e al Napoli per verificare la disponibilità della Figc ad accogliere la richiesta di Gaucci di fitto di un ramo d`azienda.
Napoli: il tribunale rinvia la decisione al 30 luglio
16/07/2004 18:35.09
Sull`istanza di fallimento per la società partenopea
La settima sezione fallimentare del Tribunale di Napoli ha disposto un rinvio al 30 luglio dell`udienza sull`istanza di fallimento del Napoli. La decisione è giunta dopo quasi 4 ore di camera di consiglio.
I 15 giorni di tempo serviranno al tribunale per acquisire nuovi elementi di valutazione sulla condizione del club e al Napoli per verificare la disponibilità della Figc ad accogliere la richiesta di Gaucci di fitto di un ramo d`azienda.
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CALCIO NAPOLI/ TRIBUNALE FALLIMENTARE RINVIA UDIENZA AL 30-07
Accolta richiesta del club azzurro
La VII sezione fallimentare del
Tribunale di Napoli (presidente Vito Frallicciardi) ha disposto
il rinvio al 30 luglio dell'udienza sull'istanza di fallimento
della società sportiva Calcio Napoli, chiesto d'ufficio dal pm
Vincenzo Piscitelli. Il club azzurro avrà quindi ancora 14 giorni
per dimostrare al Tribunale di avere tutte le carte in regola per
poter continuare la sua attività. Il collegio della VII
fallimentare si è riunito in camera di consiglio, accogliendo la
richiesta della società azzurra che ha voluto offrire ai giudici
nuovi elementi di valutazione.
Sul tavolo è infatti stato portato l'accordo tra il Calcio
Napoli e Luciano Gaucci, il presidente del Perugia che è
subentrato nella gestione sportiva del club attraverso il
meccanismo del fitto di ramo d'azienda. Meccanismo che, tuttavia,
è stato bocciato dalla Federcalcio. «È andata come speravamo -
ha detto l'amministratore unico del Calcio Napoli, Paolo Bellamio
- abbiamo offerto al Tribunale le novità di questa settimana e
chiesto un rinvio dell'udienza per accertare se il contratto con
Luciano Gaucci andrà a buon fine. La situazione è stata valutata
con molta attenzione. I giudici si sono riuniti in camera di
consiglio e ci hanno dato questo ulteriore tempo per mettere le
cose a posto».
Bellamio ha ricordato che entro il 27 luglio la Federcalcio
dovrà esprimersi sull'iscrizione del Napoli al campionato di
serie B. «Credo che i termini non siano cambiati - ha concluso
l'amministratore unico del Calcio Napoli - restiamo legati alla
soluzione Gaucci. Ci auguriamo un segnale favorevole da parte
della FGC». Rispondendo, infine, a domande su altri possibili
cordate di imprenditori per rilevare la società azzurra, Bellamio
ha tagliato corto: «Ulteriori tentativi sarebbero tardivi. Ormai
siamo fuori tempo massimo. Certo, se si presentasse qualcuno con
assegni circolari non opporremmo troppi problemi».
Accolta richiesta del club azzurro
La VII sezione fallimentare del
Tribunale di Napoli (presidente Vito Frallicciardi) ha disposto
il rinvio al 30 luglio dell'udienza sull'istanza di fallimento
della società sportiva Calcio Napoli, chiesto d'ufficio dal pm
Vincenzo Piscitelli. Il club azzurro avrà quindi ancora 14 giorni
per dimostrare al Tribunale di avere tutte le carte in regola per
poter continuare la sua attività. Il collegio della VII
fallimentare si è riunito in camera di consiglio, accogliendo la
richiesta della società azzurra che ha voluto offrire ai giudici
nuovi elementi di valutazione.
Sul tavolo è infatti stato portato l'accordo tra il Calcio
Napoli e Luciano Gaucci, il presidente del Perugia che è
subentrato nella gestione sportiva del club attraverso il
meccanismo del fitto di ramo d'azienda. Meccanismo che, tuttavia,
è stato bocciato dalla Federcalcio. «È andata come speravamo -
ha detto l'amministratore unico del Calcio Napoli, Paolo Bellamio
- abbiamo offerto al Tribunale le novità di questa settimana e
chiesto un rinvio dell'udienza per accertare se il contratto con
Luciano Gaucci andrà a buon fine. La situazione è stata valutata
con molta attenzione. I giudici si sono riuniti in camera di
consiglio e ci hanno dato questo ulteriore tempo per mettere le
cose a posto».
Bellamio ha ricordato che entro il 27 luglio la Federcalcio
dovrà esprimersi sull'iscrizione del Napoli al campionato di
serie B. «Credo che i termini non siano cambiati - ha concluso
l'amministratore unico del Calcio Napoli - restiamo legati alla
soluzione Gaucci. Ci auguriamo un segnale favorevole da parte
della FGC». Rispondendo, infine, a domande su altri possibili
cordate di imprenditori per rilevare la società azzurra, Bellamio
ha tagliato corto: «Ulteriori tentativi sarebbero tardivi. Ormai
siamo fuori tempo massimo. Certo, se si presentasse qualcuno con
assegni circolari non opporremmo troppi problemi».
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CALCIO: NAPOLI - BELLAMIO, ASPETTIAMO DA FIGC SEGNALI FAVOREVOLI =
Napoli, 16 lug. - (Adnkronos) - «È andata come ci aspettavamo
e come speravamo». Lo ha detto l'amministratore unico della calcio
Napoli, Paolo Bellamio, al termine dell'udienza della VII sezione
fallimentare del Tribunale di Napoli, riunitasi per discutere
l'istanza di fallimento nei confronti del club azzurro.
«Abbiamo comunicato al Tribunale le novità che ci sono state
in queste settimane -ha aggiunto Bellamio- chiedendo il rinvio
dell'udienza per poter accertare se il contratto firmato con Luciano
Gaucci andrà a buon fine». Entro il 30 luglio quindi, data fissata
dal giudice per la nuova udienza, il Napoli dovra augurarsi di
ricevere segnali positivi della Federazione gioco calcio, che nei
giorni scorsi ha dato parere sfavorevole all'ipotesi di fitto di un
ramo d'azienda di una società da parte del patron del Perugia
Luciano Gaucci.
«Il buon esito della procedura è legato alla situazione
Gaucci -ha ammesso l'amministratore unico del calcio Napoli- mi
auguro ci sia in tempi brevi un segnale favorevole da parte della
Federazione. Ci sono le esigenze dei creditori, ma anche quelle di
carattere sportivo e di interesse pubblico».
Bellamio ha fatto sapere che nei prossimi giorni
ci saranno contatti con la Federazione e con i vertici del calcio.
«La nostra operazione è lecita prevista dal Codice civile -ha detto
l'amministratore unico- Ritengo dunque possa essere avallata da un
regolamento sportivo anche in considerazione del fatto che
rappresenta l'unica soluzione che consente alla squadra di una città
importante come Napoli di rimanere dove è».
Sull'ipotesi di nuove cordate imprenditoriali che possano in
qualche modo formarsi per cercare di risolvere la crisi del Napoli,
Bellamio ha sottolineato che si tratta di «iniziative tardive e temo
fuori tempo massimo». «Certo se mi dovessi imbattere in un pacco di
assegni circolari, mi metterei a ragionare -ha detto- su cosa c'è da
fare».
L'amministratore unico del calcio Napoli si è detto infine
certo del fatto che non esiste in città «qualcuno che gufi contro
di noi per potersi presentare grazie al 'lodo Petruccì. Sarebbe -ha
concluso- un'operazione di sciacallaggio»
Napoli, 16 lug. - (Adnkronos) - «È andata come ci aspettavamo
e come speravamo». Lo ha detto l'amministratore unico della calcio
Napoli, Paolo Bellamio, al termine dell'udienza della VII sezione
fallimentare del Tribunale di Napoli, riunitasi per discutere
l'istanza di fallimento nei confronti del club azzurro.
«Abbiamo comunicato al Tribunale le novità che ci sono state
in queste settimane -ha aggiunto Bellamio- chiedendo il rinvio
dell'udienza per poter accertare se il contratto firmato con Luciano
Gaucci andrà a buon fine». Entro il 30 luglio quindi, data fissata
dal giudice per la nuova udienza, il Napoli dovra augurarsi di
ricevere segnali positivi della Federazione gioco calcio, che nei
giorni scorsi ha dato parere sfavorevole all'ipotesi di fitto di un
ramo d'azienda di una società da parte del patron del Perugia
Luciano Gaucci.
«Il buon esito della procedura è legato alla situazione
Gaucci -ha ammesso l'amministratore unico del calcio Napoli- mi
auguro ci sia in tempi brevi un segnale favorevole da parte della
Federazione. Ci sono le esigenze dei creditori, ma anche quelle di
carattere sportivo e di interesse pubblico».
Bellamio ha fatto sapere che nei prossimi giorni
ci saranno contatti con la Federazione e con i vertici del calcio.
«La nostra operazione è lecita prevista dal Codice civile -ha detto
l'amministratore unico- Ritengo dunque possa essere avallata da un
regolamento sportivo anche in considerazione del fatto che
rappresenta l'unica soluzione che consente alla squadra di una città
importante come Napoli di rimanere dove è».
Sull'ipotesi di nuove cordate imprenditoriali che possano in
qualche modo formarsi per cercare di risolvere la crisi del Napoli,
Bellamio ha sottolineato che si tratta di «iniziative tardive e temo
fuori tempo massimo». «Certo se mi dovessi imbattere in un pacco di
assegni circolari, mi metterei a ragionare -ha detto- su cosa c'è da
fare».
L'amministratore unico del calcio Napoli si è detto infine
certo del fatto che non esiste in città «qualcuno che gufi contro
di noi per potersi presentare grazie al 'lodo Petruccì. Sarebbe -ha
concluso- un'operazione di sciacallaggio»
