Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Moderatori: sirius, Rosencratz, Pino, Soloesemprebari, divin gallo
Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Ho i dati davanti. Li leggo come voi.
Il Bari ha chiuso la partita senza un solo tiro in porta in novanta minuti. Il Monza ha avuto il 65% di possesso palla e cinque grandi occasioni contro zero. In classifica: il Monza secondo con 69 punti, il Bari diciassettesimo con 34.
Trentacinque punti di distanza. In un campionato a venti squadre. Questi non sono numeri — sono una sentenza emessa mesi fa, molto prima del fischio d'inizio.
Detto questo, entriamo nel merito delle tesi che circolano sulla rete.
Chi parla di atteggiamento sbagliato sta commettendo l'errore classico nel calcio: usa una categoria morale per coprire una lacuna analitica.
Guardate cosa ha fatto il Bari nel primo tempo. In fase di non possesso è passato dal 3-4-2-1 a un abbottonato 5-4-1. Non è pigrizia. Non è rassegnazione. È una scelta tattica precisa, deliberata, razionale: compattare le linee, togliere spazio alla qualità avversaria, reggere l'urto fino all'intervallo. Il primo tempo è stato relativamente equilibrato, chiuso sullo 0-0.
Quella non è la faccia dell'atteggiamento sbagliato. È la faccia di una squadra che sa di essere inferiore e prova a gestirlo con gli strumenti che ha. È umiltà tattica, non resa morale.
Il problema non era la testa. Era il secondo tempo — e ci arriviamo.
Il gol che ha sbloccato la partita è arrivato al 50', da un nostro errore di lettura dell'azione. L'inizio del secondo tempo è il momento di massima vulnerabilità per una squadra che ha "tenuto" per quarantacinque minuti. Non perché manchi carattere — perché i muscoli e la concentrazione difensiva hanno esaurito una parte del loro combustibile. Questo si allena, o non si allena. Non è volontà.
Dov'era l'errore davvero?
Non nell'atteggiamento della squadra in campo — che ha fatto esattamente quello che poteva fare, nella situazione in cui si trovava.
L'errore, se vogliamo trovarne uno, è a monte: nel come si costruisce una squadra che a 34 giornate ha 34 punti, con una rosa decimata, contro avversari che hanno investito in modo sistematico e che ora raccolgono quello che hanno seminato.
Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
Se a tutto questo uniamo le due dichiarazioni post partita di Mantovani e Longo emerge, secondo me, un quadro che smentisce chi parla di atteggiamento sbagliato o rassegnazione tattica. C'è stata una squadra che ha eseguito un piano razionale contro un avversario superiore, che lo ha tenuto per quarantacinque minuti, che si è fatta del male da sola in due momenti chiave, e che ora sa — con lucidità, non con illusione — che le ultime partite richiedono qualcosa di diverso, contro avversari diversi.
Questo si chiama consapevolezza. È la materia prima del lavoro sportivo (per fortuna il calcio non è l’unico sport al mondo!). E nelle ultime partite, è l'unico combustibile che vale davvero qualcosa.
Cosa cambia contro il Venezia?
Non cambia il piano. Cambiano tre cose precise: il timing dei cambi, la lucidità nelle occasioni da gol, e la presenza di un piano B esplicito in caso di svantaggio.
Tutto il resto — la compattezza, la gestione dell'energia, il silenzio operativo di cui parlava Mantovani — rimane. Anzi, deve rimanere.
Longo sa leggere le partite. L'ha dimostrato nelle dichiarazioni di ieri sera. La domanda non è se sa cosa fare. La domanda è se avrà i giocatori — fisicamente e mentalmente — per eseguirlo quando conta.
Quello, nessuna analisi può garantirlo. Lo decide il campo.
Il Bari ha chiuso la partita senza un solo tiro in porta in novanta minuti. Il Monza ha avuto il 65% di possesso palla e cinque grandi occasioni contro zero. In classifica: il Monza secondo con 69 punti, il Bari diciassettesimo con 34.
Trentacinque punti di distanza. In un campionato a venti squadre. Questi non sono numeri — sono una sentenza emessa mesi fa, molto prima del fischio d'inizio.
Detto questo, entriamo nel merito delle tesi che circolano sulla rete.
Chi parla di atteggiamento sbagliato sta commettendo l'errore classico nel calcio: usa una categoria morale per coprire una lacuna analitica.
Guardate cosa ha fatto il Bari nel primo tempo. In fase di non possesso è passato dal 3-4-2-1 a un abbottonato 5-4-1. Non è pigrizia. Non è rassegnazione. È una scelta tattica precisa, deliberata, razionale: compattare le linee, togliere spazio alla qualità avversaria, reggere l'urto fino all'intervallo. Il primo tempo è stato relativamente equilibrato, chiuso sullo 0-0.
Quella non è la faccia dell'atteggiamento sbagliato. È la faccia di una squadra che sa di essere inferiore e prova a gestirlo con gli strumenti che ha. È umiltà tattica, non resa morale.
Il problema non era la testa. Era il secondo tempo — e ci arriviamo.
Il gol che ha sbloccato la partita è arrivato al 50', da un nostro errore di lettura dell'azione. L'inizio del secondo tempo è il momento di massima vulnerabilità per una squadra che ha "tenuto" per quarantacinque minuti. Non perché manchi carattere — perché i muscoli e la concentrazione difensiva hanno esaurito una parte del loro combustibile. Questo si allena, o non si allena. Non è volontà.
Dov'era l'errore davvero?
Non nell'atteggiamento della squadra in campo — che ha fatto esattamente quello che poteva fare, nella situazione in cui si trovava.
L'errore, se vogliamo trovarne uno, è a monte: nel come si costruisce una squadra che a 34 giornate ha 34 punti, con una rosa decimata, contro avversari che hanno investito in modo sistematico e che ora raccolgono quello che hanno seminato.
Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
Se a tutto questo uniamo le due dichiarazioni post partita di Mantovani e Longo emerge, secondo me, un quadro che smentisce chi parla di atteggiamento sbagliato o rassegnazione tattica. C'è stata una squadra che ha eseguito un piano razionale contro un avversario superiore, che lo ha tenuto per quarantacinque minuti, che si è fatta del male da sola in due momenti chiave, e che ora sa — con lucidità, non con illusione — che le ultime partite richiedono qualcosa di diverso, contro avversari diversi.
Questo si chiama consapevolezza. È la materia prima del lavoro sportivo (per fortuna il calcio non è l’unico sport al mondo!). E nelle ultime partite, è l'unico combustibile che vale davvero qualcosa.
Cosa cambia contro il Venezia?
Non cambia il piano. Cambiano tre cose precise: il timing dei cambi, la lucidità nelle occasioni da gol, e la presenza di un piano B esplicito in caso di svantaggio.
Tutto il resto — la compattezza, la gestione dell'energia, il silenzio operativo di cui parlava Mantovani — rimane. Anzi, deve rimanere.
Longo sa leggere le partite. L'ha dimostrato nelle dichiarazioni di ieri sera. La domanda non è se sa cosa fare. La domanda è se avrà i giocatori — fisicamente e mentalmente — per eseguirlo quando conta.
Quello, nessuna analisi può garantirlo. Lo decide il campo.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Ottima disamina, ogni tanto qualcuno che non si appiattisce solo sulle gasteme a questo o quel giocatore.
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Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
lasuocera ha scritto: dom apr 12, 2026 7:42 Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
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Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Maglia e Città ha scritto: dom apr 12, 2026 8:43lasuocera ha scritto: dom apr 12, 2026 7:42 Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Ottima disamina?
Il Monza non vinceva da un mese e aveva pareggiato con Reggiana e preso 4 gol dallo Spezia.
Non abbiamo un idea di gioco.
Se non quella di mettere il pullman davanti al portiere e lo abbiamo fatto anche contro Carrarese e Mantova
La differenza di punti in classifica c'è anche tra Entella e Venezia
Però i liguri sono riusciti a fare un punto
Smettiamola di santificare Longo
Il Monza non vinceva da un mese e aveva pareggiato con Reggiana e preso 4 gol dallo Spezia.
Non abbiamo un idea di gioco.
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Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Sottoscrivo.
La televisione ci ha riempito per anni di film in cui i protagonisti erano il Davide contro Golia. E vince Davide grazie alla volontà.
Solo che quelli sono film. Così come il gigante Golia non è mai esistito e il racconto di Davide che lo batte è una invenzione che serviva solo a far capire agli Ebrei che l'aiuto di Dio è superiore alla forza degli uomini.
Nella vita reale la volontà non cambia nulla. Come dico spesso, se la volontà servisse, non ci sarebbero milioni di persone che muoiono per fame e per sete ogni anno. Quelli hanno la piena volontà di mangiare e di bere. Ma questo non cambia la realtà: nel barattolo c'è da mangiare solo per 2 persone ma in famiglia si è in 10.
Ora, escludendo che la divinità (Dio, Yawhé, Allah, Visnù, Buddha, Manitù o chi volete voi) voglia interessarsi delle sorti del Bari, la situazione della squadra è esattamente quella: non ci sono alimenti / elementi sufficenti.
Chi pensa che Longo ieri avrebbe potuto tentare qualcosa di diverso, è perché non vuole guardare dentro il barattolo: risorse per fare qualcosa di diverso non ce ne sono. E lo hanno dimostrato i cambi: sono entrati freschissimi e sono stati comunque sovrastati dai giocatori del Monza che avevano attaccato per tutta l partita.
Vedere Cuni, appena entrato, aggirato e umiliato dal difensore del Monza, che manco si prendeva la briga di rinviare, è stato esemplare. I nostri rincalzi non potevano aiutare i titolari in nessun modo.
La televisione ci ha riempito per anni di film in cui i protagonisti erano il Davide contro Golia. E vince Davide grazie alla volontà.
Solo che quelli sono film. Così come il gigante Golia non è mai esistito e il racconto di Davide che lo batte è una invenzione che serviva solo a far capire agli Ebrei che l'aiuto di Dio è superiore alla forza degli uomini.
Nella vita reale la volontà non cambia nulla. Come dico spesso, se la volontà servisse, non ci sarebbero milioni di persone che muoiono per fame e per sete ogni anno. Quelli hanno la piena volontà di mangiare e di bere. Ma questo non cambia la realtà: nel barattolo c'è da mangiare solo per 2 persone ma in famiglia si è in 10.
Ora, escludendo che la divinità (Dio, Yawhé, Allah, Visnù, Buddha, Manitù o chi volete voi) voglia interessarsi delle sorti del Bari, la situazione della squadra è esattamente quella: non ci sono alimenti / elementi sufficenti.
Chi pensa che Longo ieri avrebbe potuto tentare qualcosa di diverso, è perché non vuole guardare dentro il barattolo: risorse per fare qualcosa di diverso non ce ne sono. E lo hanno dimostrato i cambi: sono entrati freschissimi e sono stati comunque sovrastati dai giocatori del Monza che avevano attaccato per tutta l partita.
Vedere Cuni, appena entrato, aggirato e umiliato dal difensore del Monza, che manco si prendeva la briga di rinviare, è stato esemplare. I nostri rincalzi non potevano aiutare i titolari in nessun modo.
4/2/2015. Ciao Pierigno.
Questo è un blocco di testo che può essere aggiunto in fondo ai tuoi messaggi. Il limite caratteri è di 450.
Questo è un blocco di testo che può essere aggiunto in fondo ai tuoi messaggi. Il limite caratteri è di 450.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Avete capito pezzi di m. che siete al comando della società?Maglia e Città ha scritto: dom apr 12, 2026 8:43lasuocera ha scritto: dom apr 12, 2026 7:42 Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Con longo si è visto almeno qualcosina di diverso rispetto ai predecessori, ma come hai detto giustamente tu, basta santificarlo.Ono70 ha scritto: dom apr 12, 2026 9:07 Ottima disamina?
Il Monza non vinceva da un mese e aveva pareggiato con Reggiana e preso 4 gol dallo Spezia.
Non abbiamo un idea di gioco.
Se non quella di mettere il pullman davanti al portiere e lo abbiamo fatto anche contro Carrarese e Mantova
La differenza di punti in classifica c'è anche tra Entella e Venezia
Però i liguri sono riusciti a fare un punto
Smettiamola di santificare Longo
La cosa che mi fa più innervosire, che longo è cocciuto a livello tattico, non lo smuovi minimamente dalle sue idee. Ieri è stata l'ennesima prova lampante, vero che il monza è 10 volte superiore a noi, ma sul 1-0 vuoi cambiare qualcosa anche a livello tattico? I giocatori sono quelli, ma se non provi come cavolo fai a sapere se a botta di c.ulo riesci a raddrizzare la partita? Sembrava che eravamo rassegnati alla sconfitta già dal 1° minuto. Inaccettabile, una squadra che sta andando dritta dritta in C, un'agonia estenuante
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Cuni e' u cesso ambulante come Burgio, Verret, Gytcazz, Mane, Nikolin, Puccino. La verita' e' che noi dovevamo essere gia' retroCESSI, ma grazie a Cirofolini, Moncini e Rao, e ai regalini delle altre squadre e una GROSSA dose di culo, ci permettiamo di essere ancora qui a masturbarci e interloquire (mentre Peroni si fa le puledre)
Tra Lallero e tra Lalla', ma anche Firu li' e Firu la'!
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Bra!lasuocera ha scritto:Ho i dati davanti. Li leggo come voi.
Il Bari ha chiuso la partita senza un solo tiro in porta in novanta minuti. Il Monza ha avuto il 65% di possesso palla e cinque grandi occasioni contro zero. In classifica: il Monza secondo con 69 punti, il Bari diciassettesimo con 34.
Trentacinque punti di distanza. In un campionato a venti squadre. Questi non sono numeri — sono una sentenza emessa mesi fa, molto prima del fischio d'inizio.
Detto questo, entriamo nel merito delle tesi che circolano sulla rete.
Chi parla di atteggiamento sbagliato sta commettendo l'errore classico nel calcio: usa una categoria morale per coprire una lacuna analitica.
Guardate cosa ha fatto il Bari nel primo tempo. In fase di non possesso è passato dal 3-4-2-1 a un abbottonato 5-4-1. Non è pigrizia. Non è rassegnazione. È una scelta tattica precisa, deliberata, razionale: compattare le linee, togliere spazio alla qualità avversaria, reggere l'urto fino all'intervallo. Il primo tempo è stato relativamente equilibrato, chiuso sullo 0-0.
Quella non è la faccia dell'atteggiamento sbagliato. È la faccia di una squadra che sa di essere inferiore e prova a gestirlo con gli strumenti che ha. È umiltà tattica, non resa morale.
Il problema non era la testa. Era il secondo tempo — e ci arriviamo.
Il gol che ha sbloccato la partita è arrivato al 50', da un nostro errore di lettura dell'azione. L'inizio del secondo tempo è il momento di massima vulnerabilità per una squadra che ha "tenuto" per quarantacinque minuti. Non perché manchi carattere — perché i muscoli e la concentrazione difensiva hanno esaurito una parte del loro combustibile. Questo si allena, o non si allena. Non è volontà.
Dov'era l'errore davvero?
Non nell'atteggiamento della squadra in campo — che ha fatto esattamente quello che poteva fare, nella situazione in cui si trovava.
L'errore, se vogliamo trovarne uno, è a monte: nel come si costruisce una squadra che a 34 giornate ha 34 punti, con una rosa decimata, contro avversari che hanno investito in modo sistematico e che ora raccolgono quello che hanno seminato.
Il "difetto di atteggiamento" che qualcuno cerca in questa partita, in realtà, è il frutto di mesi di scelte — tecniche, di mercato, di programmazione — che arrivano al momento del pagamento esattamente come un debito che sapevi di avere.
Se a tutto questo uniamo le due dichiarazioni post partita di Mantovani e Longo emerge, secondo me, un quadro che smentisce chi parla di atteggiamento sbagliato o rassegnazione tattica. C'è stata una squadra che ha eseguito un piano razionale contro un avversario superiore, che lo ha tenuto per quarantacinque minuti, che si è fatta del male da sola in due momenti chiave, e che ora sa — con lucidità, non con illusione — che le ultime partite richiedono qualcosa di diverso, contro avversari diversi.
Questo si chiama consapevolezza. È la materia prima del lavoro sportivo (per fortuna il calcio non è l’unico sport al mondo!). E nelle ultime partite, è l'unico combustibile che vale davvero qualcosa.
Cosa cambia contro il Venezia?
Non cambia il piano. Cambiano tre cose precise: il timing dei cambi, la lucidità nelle occasioni da gol, e la presenza di un piano B esplicito in caso di svantaggio.
Tutto il resto — la compattezza, la gestione dell'energia, il silenzio operativo di cui parlava Mantovani — rimane. Anzi, deve rimanere.
Longo sa leggere le partite. L'ha dimostrato nelle dichiarazioni di ieri sera. La domanda non è se sa cosa fare. La domanda è se avrà i giocatori — fisicamente e mentalmente — per eseguirlo quando conta.
Quello, nessuna analisi può garantirlo. Lo decide il campo.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
I fatti dicono che Longo (anche grazie ad un difesa migliore arrivata a gennaio) ha fatto 5 vittorie rispetto alle due di Caserta e alle 0 di viviariniOno70 ha scritto:Ottima disamina?
Il Monza non vinceva da un mese e aveva pareggiato con Reggiana e preso 4 gol dallo Spezia.
Non abbiamo un idea di gioco.
Se non quella di mettere il pullman davanti al portiere e lo abbiamo fatto anche contro Carrarese e Mantova
La differenza di punti in classifica c'è anche tra Entella e Venezia
Però i liguri sono riusciti a fare un punto
Smettiamola di santificare Longo
Questo non fa di lui un fenomeno ma fa di lui il migliore allenatore che sono riusciti a prendere quest anno
Questo non vuol dire che è esente da critiche ma bisogna anche fare la tara con il materiale che ha a disposizione
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Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
questa tua risposta è perchè continui a non vedere i limiti della nostra rosa, dispiace ma è cosìsavio8000 ha scritto: dom apr 12, 2026 9:43Con longo si è visto almeno qualcosina di diverso rispetto ai predecessori, ma come hai detto giustamente tu, basta santificarlo.Ono70 ha scritto: dom apr 12, 2026 9:07 Ottima disamina?
Il Monza non vinceva da un mese e aveva pareggiato con Reggiana e preso 4 gol dallo Spezia.
Non abbiamo un idea di gioco.
Se non quella di mettere il pullman davanti al portiere e lo abbiamo fatto anche contro Carrarese e Mantova
La differenza di punti in classifica c'è anche tra Entella e Venezia
Però i liguri sono riusciti a fare un punto
Smettiamola di santificare Longo
La cosa che mi fa più innervosire, che longo è cocciuto a livello tattico, non lo smuovi minimamente dalle sue idee. Ieri è stata l'ennesima prova lampante, vero che il monza è 10 volte superiore a noi, ma sul 1-0 vuoi cambiare qualcosa anche a livello tattico? I giocatori sono quelli, ma se non provi come cavolo fai a sapere se a botta di c.ulo riesci a raddrizzare la partita? Sembrava che eravamo rassegnati alla sconfitta già dal 1° minuto. Inaccettabile, una squadra che sta andando dritta dritta in C, un'agonia estenuante
Anche in C spero resti longo e che venga accontentato sotto l'aspetto della scelta degli uomini.
Sempre attendendo pazientemente che la feccia al comando si polverizzi
«Bevo e canto per la Bari, bevo e canto per la Nord, vengo al di là del risultato, c'ero, ci sono e ci sarò»
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Ancora ancora in una competizione ad eliminazione diretta può anche accadere dei “Davide” vincenti, ma un campionato girone all’italiana con andata e ritorno, i valori tecnici e di squadra vengono fuori e generalmente allinea tutto.saverio67 ha scritto:Sottoscrivo.
La televisione ci ha riempito per anni di film in cui i protagonisti erano il Davide contro Golia. E vince Davide grazie alla volontà.
Solo che quelli sono film. Così come il gigante Golia non è mai esistito e il racconto di Davide che lo batte è una invenzione che serviva solo a far capire agli Ebrei che l'aiuto di Dio è superiore alla forza degli uomini.
Nella vita reale la volontà non cambia nulla. Come dico spesso, se la volontà servisse, non ci sarebbero milioni di persone che muoiono per fame e per sete ogni anno. Quelli hanno la piena volontà di mangiare e di bere. Ma questo non cambia la realtà: nel barattolo c'è da mangiare solo per 2 persone ma in famiglia si è in 10.
Ora, escludendo che la divinità (Dio, Yawhé, Allah, Visnù, Buddha, Manitù o chi volete voi) voglia interessarsi delle sorti del Bari, la situazione della squadra è esattamente quella: non ci sono alimenti / elementi sufficenti.
Chi pensa che Longo ieri avrebbe potuto tentare qualcosa di diverso, è perché non vuole guardare dentro il barattolo: risorse per fare qualcosa di diverso non ce ne sono. E lo hanno dimostrato i cambi: sono entrati freschissimi e sono stati comunque sovrastati dai giocatori del Monza che avevano attaccato per tutta l partita.
Vedere Cuni, appena entrato, aggirato e umiliato dal difensore del Monza, che manco si prendeva la briga di rinviare, è stato esemplare. I nostri rincalzi non potevano aiutare i titolari in nessun modo.
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Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Senel sec tempo avessi avuto i cambi da fare allpra si poteva sperare in qualcosa di piú
È andata più o meno come a frosinone...giocato il primo temp, hai anche avuto l occasione più grossa. Poi prendi goal e non hai nessuno x reagire.
Envoyé de mon SM-A155F en utilisant Tapatalk
È andata più o meno come a frosinone...giocato il primo temp, hai anche avuto l occasione più grossa. Poi prendi goal e non hai nessuno x reagire.
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aucune certitude, juste quelques doutes bien solides.
Re: Trentatré punti di distanza in classifica. Ma sì, era questione di atteggiamento e di carattere
Nessuno biasima Longo.
È un coach attento e preparato.
Ma le sue parole, al termine delle ultime partite, lasciano perplessi...
Hanno il sapore di una resa tecnica...che invece a mio avviso è solo motivazionale...
In realtà lo "squadrone" Monza non mi è apparso tale...ed i numeri del tabellino, sul possesso palla in percentuale, addirittura più alti nel 1°tempo (75%) non dicono di come il Monza sia stato lentissimo col pallone tra i piedi, alla ricerca di una trama di gioco...
...con in sottofondo, discreto ma udibile, i fischi ed i mugugni dei propri tifosi...
E se guardi il Frosinone (pari punti del Monza) vedrai che non è nemmeno una questione di valore della rosa dei calciatori...
...che non credo giustifichi 35 punti di distacco dal Bari...con un Ghedjemis acquistato dalla Serie C francese per 300k...
Stesso discorso del Bari è applicabile allo Spezia...
Allora dov'è il problema? Quale analisi può farsi su questi ultimi 3 campionati del Bari?
Perché l'andazzo di oggi é figlio e nipote delle stagioni 23-24 e 24-25...
Cosa manca al Bari?
Una struttura societaria forte...presente...determinata per davvero...che non sprechi danaro per i vari Aramu, Puskas, Lasagna, Castrovilli , Partipilo, Gitkjaer...
Figure di spicco che siano competenti nel loro specifico lavoro, mansione...e ce ne sono in giro...
E non è nemmeno un discorso di multiproprietà...
...oppure di squadre B (alias vivaio) nei campionati inferiori...un progetto inutile, del tutto fallimentare per le varie Atalanta, Juventus, Milan...
...che sperano di poter allevare giovani "campioni" con la pia illusione di poter conseguire qualche vantaggio...
...e che intanto acquistano calciatori all'estero a botte di decine di milioni...
È solo una mera carenza di competenza...che poi è quella che affligge da 15 anni l'intero settore del calcio in Italia (vedi Nazionale)
Speriamo bene e...Forza Bari
È un coach attento e preparato.
Ma le sue parole, al termine delle ultime partite, lasciano perplessi...
Hanno il sapore di una resa tecnica...che invece a mio avviso è solo motivazionale...
In realtà lo "squadrone" Monza non mi è apparso tale...ed i numeri del tabellino, sul possesso palla in percentuale, addirittura più alti nel 1°tempo (75%) non dicono di come il Monza sia stato lentissimo col pallone tra i piedi, alla ricerca di una trama di gioco...
...con in sottofondo, discreto ma udibile, i fischi ed i mugugni dei propri tifosi...
E se guardi il Frosinone (pari punti del Monza) vedrai che non è nemmeno una questione di valore della rosa dei calciatori...
...che non credo giustifichi 35 punti di distacco dal Bari...con un Ghedjemis acquistato dalla Serie C francese per 300k...
Stesso discorso del Bari è applicabile allo Spezia...
Allora dov'è il problema? Quale analisi può farsi su questi ultimi 3 campionati del Bari?
Perché l'andazzo di oggi é figlio e nipote delle stagioni 23-24 e 24-25...
Cosa manca al Bari?
Una struttura societaria forte...presente...determinata per davvero...che non sprechi danaro per i vari Aramu, Puskas, Lasagna, Castrovilli , Partipilo, Gitkjaer...
Figure di spicco che siano competenti nel loro specifico lavoro, mansione...e ce ne sono in giro...
E non è nemmeno un discorso di multiproprietà...
...oppure di squadre B (alias vivaio) nei campionati inferiori...un progetto inutile, del tutto fallimentare per le varie Atalanta, Juventus, Milan...
...che sperano di poter allevare giovani "campioni" con la pia illusione di poter conseguire qualche vantaggio...
...e che intanto acquistano calciatori all'estero a botte di decine di milioni...
È solo una mera carenza di competenza...che poi è quella che affligge da 15 anni l'intero settore del calcio in Italia (vedi Nazionale)
Speriamo bene e...Forza Bari

