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Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Lo stadio e' sempre stato un punto di riferimento delle domeniche baresi... e ne sono successe di cose!!! Raccontatecele!

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celerex

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda celerex » dom lug 17, 2011 16:56


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Ultima modifica di celerex il lun ott 17, 2011 11:28, modificato 1 volta in totale.

whensundaycomes

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda whensundaycomes » lun lug 18, 2011 12:17


Aquascutum pronto a colpire sulla dx. :P
Ciao Gianni, la tua trasferta continua nei nostri cuori!

YO74

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda YO74 » mar lug 19, 2011 10:52


whensundaycomes ha scritto:Aquascutum pronto a colpire sulla dx. :P


in north face we trust !
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"Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Stasera siamo qui per regalarvi un pò di gioia, gioiaaaaa, gioiaaaaaaaaaa" ....
( Vasco Rossi )

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda whensundaycomes » mar lug 19, 2011 12:49


8)
Ciao Gianni, la tua trasferta continua nei nostri cuori!

ASB

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda ASB » mar lug 19, 2011 12:54


north face...action e discretion...
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IL BARI E' UN AMORE UN IDEALE NON UNO SPORCO AFFARE....BARI CONTRO MATARRESE!

foggia

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda foggia » mer lug 20, 2011 23:08


celerex ha scritto:parla Gianluca Salvatori, detto Luca Drago, uno dei celerini coinvolti in quei tragici momenti.

Drago ha 43 anni, due lauree brevi, e fa il celerino per 1200 euro al mese. Le sue parole sono cariche di odio, rassegnazione, ma anche orgoglio. “Da soli, in 25, ne abbiamo respinto più di 25.000, armati con picconi ed accette!“. Drago chiede al governo di fornire alle Forze dell’Ordine mezzi migliori per sostenere emergenze di questo tipo, è veramente dura lottare contro questi teppisti muniti soltanto di scudi e manganelli.

Luca parla poi dell’episodio di Largo Goldoni, in cui un finanziere è stato costretto a proteggere la sua pistola dall’assalto di diversi manifestati che hanno cercato di rubargliela.

Secondo Drago c’erano tutti gli estremi per poter utilizzare l’arma e non vuole neanche immaginare cosa sarebbe successo se fossero riusciti a sottrarla al suo collega. Continua poi dicendo di non sentirsi tutelato dal Governo e di considerare il suo lavoro una vocazione. Per 1200 euro al mese è impossibile affermare di farlo per soldi: negli altri paesi europei un lavoro del genere è pagato almeno il triplo.

Drago chiude la sua intervista raccontando che se un agente sbaglia, paga tre volte in più rispetto a un cittadino normale, mentre loro se subiscono dei danni dalle violenze non possono certo andare a chiedere un risarcimento dai genitori dei teppisti che li hanno feriti. Alla domanda su come si comporterebbe se per caso in una delle sue tante “uscite” si trovasse a fronteggiare suo figlio tra i manifestanti, Gianluca Salvatori, detto Drago, risponde così: “Il primo a picchiarlo sarei io!“.


un nome una garanzia....UN DRAGO a tutti gli effetti
"Se solo lontanamente capiste cosa significa per me quella maglia, oggi morireste sul campo per darmi la vittoria!"

E' sempre lo stesso motivo......è sempre la stessa strada......sono sempre gli stessi sorrisi......E' PER OGNI MALEDETTA DOMENICA

giĂ  sai :conigliocorre:

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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda LOUTS NAPOLI » ven feb 23, 2018 23:31


ORA E SEMPRE SPEZIALE LIBERO...!
Sal ha scritto:Un invito ai moderatori,
Premesso che sono contrario a qualsiasi forma di censura vorrei segnalarvi un utente di questo siti che fa della violenza pura una ragione di vita inneggiando sempre ad azioni violente contro le forze dell'ordine.
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda saverio67 » sab feb 24, 2018 5:22


LOUTS NAPOLI ha scritto:ORA E SEMPRE SPEZIALE LIBERO...!
Non so su quale pianeta vivi. Ma per ora sta in galera.
4/2/2015. Ciao Pierigno.


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Messaggioda LOUTS NAPOLI » sab mar 03, 2018 15:34


Di sicuro non sul tuo dove ti hanno fatto il lavaggio del cervello...
SPEZIALE LIBERO ora e sempre!
Sal ha scritto:Un invito ai moderatori,
Premesso che sono contrario a qualsiasi forma di censura vorrei segnalarvi un utente di questo siti che fa della violenza pura una ragione di vita inneggiando sempre ad azioni violente contro le forze dell'ordine.
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda saverio67 » sab mar 03, 2018 16:42


LOUTS NAPOLI ha scritto:Di sicuro non sul tuo dove ti hanno fatto il lavaggio del cervello...
SPEZIALE LIBERO ora e sempre!
Continui a scrivere una cosa falsa. Speziale non è libero. Sta in galera. In quanto riconosciuto colpevole anche nel terzo grado di giudizio. La condanna è definitiva.

Non so su che pianeta immagini che Speziale sia libero. Ma non sul pianeta terra.
4/2/2015. Ciao Pierigno.


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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda LOUTS NAPOLI » lun mar 05, 2018 7:56


saverio67 ha scritto:
LOUTS NAPOLI ha scritto:Di sicuro non sul tuo dove ti hanno fatto il lavaggio del cervello...
SPEZIALE LIBERO ora e sempre!
Continui a scrivere una cosa falsa. Speziale non è libero. Sta in galera. In quanto riconosciuto colpevole anche nel terzo grado di giudizio. La condanna è definitiva.

Non so su che pianeta immagini che Speziale sia libero. Ma non sul pianeta terra.



Che Speziale è in galera lo so...Non dovevi ricordarmelo tu...
SPEZIALE LIBERO è il mio grido di libertà...Che torni presto a casa...Che la verità venga fuori...
Sal ha scritto:Un invito ai moderatori,
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda saverio67 » lun mar 05, 2018 8:05


LOUTS NAPOLI ha scritto:
saverio67 ha scritto:
LOUTS NAPOLI ha scritto:Di sicuro non sul tuo dove ti hanno fatto il lavaggio del cervello...
SPEZIALE LIBERO ora e sempre!
Continui a scrivere una cosa falsa. Speziale non è libero. Sta in galera. In quanto riconosciuto colpevole anche nel terzo grado di giudizio. La condanna è definitiva.

Non so su che pianeta immagini che Speziale sia libero. Ma non sul pianeta terra.



Che Speziale è in galera lo so...Non dovevi ricordarmelo tu...
SPEZIALE LIBERO è il mio grido di libertà...Che torni presto a casa...Che la verità venga fuori...
Il processo è stato fatto. Anzi. Ne sono stati fatti 3. E in tutti e 3 i dati di fatto hanno condotto alla condanna di Speziale. Quale altra verità attendi che venga fuori?
4/2/2015. Ciao Pierigno.


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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda LOUTS NAPOLI » mar mar 06, 2018 17:55


La veritĂ  nascosta ed insabbiata...
Sal ha scritto:Un invito ai moderatori,
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda LOUTS NAPOLI » mar mar 06, 2018 19:12


Aggravato da un contesto (una partita di calcio) che dovrebbe partorire almeno nella teoria, anche se in Italia la pratica dice altro, soltanto sentimenti come gioia, divertimento, svago. La morte dell’Ispettore è dunque un fatto grave che non sarebbe dovuto accadere senza l’ombra del dubbio. E per il quale, in questo momento, due persone stanno pagando molto cara la condanna per il suo omicidio.

A distanza di nove anni dalla morte di Raciti, Antonino Speziale e Daniele Micale stanno oggi scontando la loro pena in carcere, per essere stati giudicati rispettivamente, come la persona che avrebbe ucciso l’Ispettore e quella che l’avrebbe aiutata. L’uno Speziale condannato a 9 anni, l’altro Micale ad anni 11 (di reclusione). Ecco, il punto sembra proprio essere questo. E la domanda che, 3 anni e qualche mese dopo la sentenza definitiva inizia a circolare, in maniera sempre più insistente (a parte Genny la carogna), è una: siamo veramente sicuri che sia stato Antonino Speziale ad uccidere Filippo Raciti? E’ la stessa domanda che si è posto anche il giornalista romano (e nostro collaboratore) Simone Nastasi il quale, nel 2013, ha scritto un libro pubblicato dalla casa editrice Bonfirraro editore e dal titolo “Il Caso Speziale: cronaca di un errore giudiziario”.

Nel quale vengono ad essere raccontate le tappe del processo che ha portato alla condanna definitiva dell’allora diciassettenne tifoso del Catania. Il quale era stato accusato sia di aver partecipato ai disordini (Speziale verrà condannato anche per resistenza aggravata alla pena di 2 anni) che di aver ucciso Raciti, come sostenuto dall’accusa, utilizzando “a mò di ariete”, un sottolavello contro il corpo dell’ispettore. Il quale, sempre secondo il parere dei Pm, sarebbe morto per i ripetuti colpi ricevuti al torace che gli provocarono lo spappolamento del fegato.

Eppure, proprio intorno alla dinamica del delitto e all’arma che avrebbe ucciso Raciti, nel corso del processo, sono venuti a formarsi quei punti interrogativi che resistono ancora oggi. Dovuti all’esistenza di tutta una serie di fatti processuali che indeboliscono fortemente (per non dire distruggono) l’intero impianto accusatorio. A partire dalle incredibili dichiarazioni di un collega di Raciti, Salvatore Lazzaro, che proprio quella sera si trovava sul luogo degli scontri, alla guida di una jeep della Polizia di Stato (il Discovery). Il quale, soltanto due giorni più tardi la morte dell’Ispettore (il 5 febbraio 2007), si siederà come persona informata sui fatti, davanti ai suoi colleghi della Questura, per raccontare la sua versione: dicendo di trovarsi alla guida del mezzo, di aver proceduto in retromarcia e di aver sentito una botta provenire dal retro della jeep; ma soprattutto di aver visto l’Ispettore Raciti (che si trovava all’esterno, dalla parte sinistra del fuoristrada) portarsi le mani alla testa. Per essere, secondo il racconto di Lazzaro, di li a poco trasportato in ospedale, dove sarebbe morto. Tuttavia, Lazzaro, non spiegherà mai il motivo per il quale (anche se per l’avvocato Giuseppe Lipera che ha difeso Speziale nel processo è abbastanza ovvio) Filippo Raciti si sarebbe portato le mani alla testa. Dal dubbio nascerebbe l’immediata domanda: per il dolore dovuto alla botta ricevuta? La risposta, che soltanto l’autista del Discovery (e chi era dentro l’auto con lui quella sera) a questo punto potrebbe fornire, non è ancora stata fornita. Neanche quando l’autista-poliziotto è stato raggiunto da un inviato della trasmissione “Servizio Pubblico” per un’inchiesta sul calcio violento andata in onda sul La7 nel giugno del 2014 e ancora reperibile sul web. Nel quale si vede Lazzaro che incalzato dalle domande del giornalista non risponde dando l’impressione di aver detto tutta la verità sui fatti di quella sera. Fatti, che nel corso del processo, l’autista del Discovery sarà chiamato a raccontare un’altra volta e racconterà fornendo tutta un’altra versione. Dicendo cioè che quanto da lui sentito quella sera, non era in realtà “una botta” ma piuttosto “un boato” e l’Ispettore anziché trovarsi “alla sua sinistra”, dunque nel raggio di manovra del Discovery, si trovava in verità a dieci metri di distanza.

“Appoggiato alle transenne e dolorante”. Come se appunto, fosse stato colpito durante gli scontri. Ma la “retromarcia” di Lazzaro nelle versioni fornite non sarà il solo punto interrogativo dell’intera vicenda. Anche la perizia dei RIS (il reparto scientifico dell’Arma dei Carabinieri) lascerà un dubbio (sull’arma del delitto) che fino ad oggi non è stato ancora colmato. I RIS di Parma, guidati dal Colonnello Garofano, saranno chiamati dal GIP Alessandra Chierego a pronunciarsi per stabilire se il sottolavello (lungo 1 metro e mezzo e dal peso di 5 chili) potesse essere o meno l’arma del delitto. Se fosse cioè “idoneo” ( come si dice nel gergo) a procurare “soluzioni di continuo” cioè tagli, come quelli ritrovati sul giubbotto (di tessuto Goretex) che l’Ispettore indossava quella sera. Dopo aver riprodotto in laboratorio per 15 volte la dinamica dell’impatto, i tecnici dell’Arma giungeranno a pronunciarsi “con maggiore probabilità” per “l’inidoneità” del sottolavello, spingendo lo stesso GIP che aveva richiesto la perizia e in precedenza l’arresto di Speziale, a pronunciarsi per l’immediata scarcerazione. Alla quale la Procura si opporrà riformulando, un’altra volta, la richiesta di custodia cautelare. Che in questo caso, come richiesto dalla difesa, finirà direttamente sotto il vaglio della Corte di Cassazione. La quale, per due volte, annullerà l’ordinanza, la prima volta con rinvio e la seconda, senza. Dunque, stabilendo, nella sostanza, che le prove che erano state raccolte contro Speziale, per sostenere la sua colpevolezza riguardante l’omicidio (volontario) di Raciti, non potevano reggere nel corso di un processo.

Motivo per il quale, secondo l’avvocato di Speziale Giuseppe Lipera, la Procura avrebbe dovuto archiviare il caso, ai sensi della legge Pecorella. I Pm al contrario, si renderanno protagonisti di un capolavoro di ingegneria processuale: chiederanno il processo (e lo otterranno) trasformando il capo d’imputazione. Cioè derubricando il reato da “omicidio volontario” a “preterintenzionale”. L’accusa che reggerà fino al vaglio della Cassazione. Nel corso del processo di Appello alla perizia dei RIS verrà contrapposta dall’accusa una “contro-perizia” della Polizia Scientifica di Roma (cioè da colleghi di Raciti assegnati ad altro reparto) nella quale verranno ad essere mosse delle critiche, ma di metodo più che di merito. Sarà la forma ad essere contestata e non la sostanza. Anziché il contenuto delle perizia, le critiche più incisive mosse contro l’operato dei Carabinieri riguarderanno infatti alcune scelte relative alla strumentazione utilizzata dai tecnici dell’Arma per riprodurre in laboratorio la dinamica dei fatti. Come ad esempio, i giubbotti utilizzati (delle copie e non gli originali). Oppure la scelta di utilizzare sempre una copia del sottolavello e non invece l’originale. Insomma cose così, che se potrebbero far pensare (più o meno tutti) come dei semplici quanto inutili dettagli, evidentemente per la Polizia Scientifica, dettagli non lo sono stati. E se anche un processo, come direbbe Mourinho, è “questione di dettagli” (proprio come la Chiampions League), allora si potrebbe concludere che alla fine, in questo processo, la differenza l’hanno fatta proprio i dettagli. Come forse, è stata considerata un semplice “dettaglio”, l’assenza di una prova, sia stata essa una testimonianza oppure una fotografia, che possa considerarsi come “schiacciante” rispetto alla colpevolezza di Speziale. Come una persona che lo accusasse o una foto che lo ritraesse mentre tenendo in mano il sottolavello, si sarebbe scagliato addosso all’Ispettore. Ma quando sono stati chiamati a testimoniare, sulla presenza di Raciti sul posto, nel quale sarebbe avvenuto l’impatto (tra Raciti e il sottolavello) sia i Carabinieri, sia i poliziotti non hanno saputo riconoscere la presenza dell’Ispettore come “certa”. Effettivamente Speziale dirà nel corso dell’interrogatorio di aver partecipato ai disordini e di aver tenuto il sottolavello “ma fino a un certo punto”, lasciando intendere che ci fossero anche altre persone presenti sul posto che tenevano l’attrezzo ( ci sarebbe un fotogramma nel quale si vedono alcune persone tenere in mano il sottolavello per lanciarlo ma presumibilmente in aria “a palombella”). Alla fine tuttavia sia Speziale che Micale saranno condannati definitivamente. Per la giustizia italiana i colpevoli sono loro.

Ma come ha scritto Nastasi nel suo libro, la verità giudiziaria e quella storica possono coincidere? La realtà dei fatti accaduti è veramente quella raccontata nel processo? Dopo l’ultimo grado di giudizio (la sentenza di Cassazione) che ha concluso nel processo nel novembre del 2012, la difesa di Speziale ha provato a riaprirlo invano. Presentando due volte istanza di revisione (rigettata entrambe) presso la Corte d’Appello di Messina (nel 2014) e quella di Reggio Calabria (2015). Nel frattempo sono trascorsi 9 anni dall’omicidio dell’Ispettore e 3 dalla fine del processo. E ci sono donne che ancora (purtroppo) continuano a piangere l’assenza dei loro cari. Se la vedova Raciti (la signora Grasso) piange la morte del marito ucciso, le madri di Speziale e Micale piangono l’assenza dei loro figli. L’ultima notizia racconta che alla famiglia Raciti sono stati restituiti alcuni oggetti dell’Ispettore (come il casco e il giubbotto che indossava quella sera).

Mentre l’ultima domanda, per le famiglie dei “colpevoli” è come la prima: a noi invece, quando ci restituiranno Antonino e Daniele?
Sal ha scritto:Un invito ai moderatori,
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Re: Catania, morte Raciti: condannati 15 ultrĂ 

Messaggioda saverio67 » mar mar 06, 2018 21:09


LOUTS NAPOLI ha scritto:Aggravato da un contesto (una partita di calcio) che dovrebbe partorire almeno nella teoria, anche se in Italia la pratica dice altro, soltanto sentimenti come gioia, divertimento, svago. La morte dell’Ispettore è dunque un fatto grave che non sarebbe dovuto accadere senza l’ombra del dubbio. E per il quale, in questo momento, due persone stanno pagando molto cara la condanna per il suo omicidio.

A distanza di nove anni dalla morte di Raciti, Antonino Speziale e Daniele Micale stanno oggi scontando la loro pena in carcere, per essere stati giudicati rispettivamente, come la persona che avrebbe ucciso l’Ispettore e quella che l’avrebbe aiutata. L’uno Speziale condannato a 9 anni, l’altro Micale ad anni 11 (di reclusione). Ecco, il punto sembra proprio essere questo. E la domanda che, 3 anni e qualche mese dopo la sentenza definitiva inizia a circolare, in maniera sempre più insistente (a parte Genny la carogna), è una: siamo veramente sicuri che sia stato Antonino Speziale ad uccidere Filippo Raciti? E’ la stessa domanda che si è posto anche il giornalista romano (e nostro collaboratore) Simone Nastasi il quale, nel 2013, ha scritto un libro pubblicato dalla casa editrice Bonfirraro editore e dal titolo “Il Caso Speziale: cronaca di un errore giudiziario”.

Nel quale vengono ad essere raccontate le tappe del processo che ha portato alla condanna definitiva dell’allora diciassettenne tifoso del Catania. Il quale era stato accusato sia di aver partecipato ai disordini (Speziale verrà condannato anche per resistenza aggravata alla pena di 2 anni) che di aver ucciso Raciti, come sostenuto dall’accusa, utilizzando “a mò di ariete”, un sottolavello contro il corpo dell’ispettore. Il quale, sempre secondo il parere dei Pm, sarebbe morto per i ripetuti colpi ricevuti al torace che gli provocarono lo spappolamento del fegato.

Eppure, proprio intorno alla dinamica del delitto e all’arma che avrebbe ucciso Raciti, nel corso del processo, sono venuti a formarsi quei punti interrogativi che resistono ancora oggi. Dovuti all’esistenza di tutta una serie di fatti processuali che indeboliscono fortemente (per non dire distruggono) l’intero impianto accusatorio. A partire dalle incredibili dichiarazioni di un collega di Raciti, Salvatore Lazzaro, che proprio quella sera si trovava sul luogo degli scontri, alla guida di una jeep della Polizia di Stato (il Discovery). Il quale, soltanto due giorni più tardi la morte dell’Ispettore (il 5 febbraio 2007), si siederà come persona informata sui fatti, davanti ai suoi colleghi della Questura, per raccontare la sua versione: dicendo di trovarsi alla guida del mezzo, di aver proceduto in retromarcia e di aver sentito una botta provenire dal retro della jeep; ma soprattutto di aver visto l’Ispettore Raciti (che si trovava all’esterno, dalla parte sinistra del fuoristrada) portarsi le mani alla testa. Per essere, secondo il racconto di Lazzaro, di li a poco trasportato in ospedale, dove sarebbe morto. Tuttavia, Lazzaro, non spiegherà mai il motivo per il quale (anche se per l’avvocato Giuseppe Lipera che ha difeso Speziale nel processo è abbastanza ovvio) Filippo Raciti si sarebbe portato le mani alla testa. Dal dubbio nascerebbe l’immediata domanda: per il dolore dovuto alla botta ricevuta? La risposta, che soltanto l’autista del Discovery (e chi era dentro l’auto con lui quella sera) a questo punto potrebbe fornire, non è ancora stata fornita. Neanche quando l’autista-poliziotto è stato raggiunto da un inviato della trasmissione “Servizio Pubblico” per un’inchiesta sul calcio violento andata in onda sul La7 nel giugno del 2014 e ancora reperibile sul web. Nel quale si vede Lazzaro che incalzato dalle domande del giornalista non risponde dando l’impressione di aver detto tutta la verità sui fatti di quella sera. Fatti, che nel corso del processo, l’autista del Discovery sarà chiamato a raccontare un’altra volta e racconterà fornendo tutta un’altra versione. Dicendo cioè che quanto da lui sentito quella sera, non era in realtà “una botta” ma piuttosto “un boato” e l’Ispettore anziché trovarsi “alla sua sinistra”, dunque nel raggio di manovra del Discovery, si trovava in verità a dieci metri di distanza.

“Appoggiato alle transenne e dolorante”. Come se appunto, fosse stato colpito durante gli scontri. Ma la “retromarcia” di Lazzaro nelle versioni fornite non sarà il solo punto interrogativo dell’intera vicenda. Anche la perizia dei RIS (il reparto scientifico dell’Arma dei Carabinieri) lascerà un dubbio (sull’arma del delitto) che fino ad oggi non è stato ancora colmato. I RIS di Parma, guidati dal Colonnello Garofano, saranno chiamati dal GIP Alessandra Chierego a pronunciarsi per stabilire se il sottolavello (lungo 1 metro e mezzo e dal peso di 5 chili) potesse essere o meno l’arma del delitto. Se fosse cioè “idoneo” ( come si dice nel gergo) a procurare “soluzioni di continuo” cioè tagli, come quelli ritrovati sul giubbotto (di tessuto Goretex) che l’Ispettore indossava quella sera. Dopo aver riprodotto in laboratorio per 15 volte la dinamica dell’impatto, i tecnici dell’Arma giungeranno a pronunciarsi “con maggiore probabilità” per “l’inidoneità” del sottolavello, spingendo lo stesso GIP che aveva richiesto la perizia e in precedenza l’arresto di Speziale, a pronunciarsi per l’immediata scarcerazione. Alla quale la Procura si opporrà riformulando, un’altra volta, la richiesta di custodia cautelare. Che in questo caso, come richiesto dalla difesa, finirà direttamente sotto il vaglio della Corte di Cassazione. La quale, per due volte, annullerà l’ordinanza, la prima volta con rinvio e la seconda, senza. Dunque, stabilendo, nella sostanza, che le prove che erano state raccolte contro Speziale, per sostenere la sua colpevolezza riguardante l’omicidio (volontario) di Raciti, non potevano reggere nel corso di un processo.

Motivo per il quale, secondo l’avvocato di Speziale Giuseppe Lipera, la Procura avrebbe dovuto archiviare il caso, ai sensi della legge Pecorella. I Pm al contrario, si renderanno protagonisti di un capolavoro di ingegneria processuale: chiederanno il processo (e lo otterranno) trasformando il capo d’imputazione. Cioè derubricando il reato da “omicidio volontario” a “preterintenzionale”. L’accusa che reggerà fino al vaglio della Cassazione. Nel corso del processo di Appello alla perizia dei RIS verrà contrapposta dall’accusa una “contro-perizia” della Polizia Scientifica di Roma (cioè da colleghi di Raciti assegnati ad altro reparto) nella quale verranno ad essere mosse delle critiche, ma di metodo più che di merito. Sarà la forma ad essere contestata e non la sostanza. Anziché il contenuto delle perizia, le critiche più incisive mosse contro l’operato dei Carabinieri riguarderanno infatti alcune scelte relative alla strumentazione utilizzata dai tecnici dell’Arma per riprodurre in laboratorio la dinamica dei fatti. Come ad esempio, i giubbotti utilizzati (delle copie e non gli originali). Oppure la scelta di utilizzare sempre una copia del sottolavello e non invece l’originale. Insomma cose così, che se potrebbero far pensare (più o meno tutti) come dei semplici quanto inutili dettagli, evidentemente per la Polizia Scientifica, dettagli non lo sono stati. E se anche un processo, come direbbe Mourinho, è “questione di dettagli” (proprio come la Chiampions League), allora si potrebbe concludere che alla fine, in questo processo, la differenza l’hanno fatta proprio i dettagli. Come forse, è stata considerata un semplice “dettaglio”, l’assenza di una prova, sia stata essa una testimonianza oppure una fotografia, che possa considerarsi come “schiacciante” rispetto alla colpevolezza di Speziale. Come una persona che lo accusasse o una foto che lo ritraesse mentre tenendo in mano il sottolavello, si sarebbe scagliato addosso all’Ispettore. Ma quando sono stati chiamati a testimoniare, sulla presenza di Raciti sul posto, nel quale sarebbe avvenuto l’impatto (tra Raciti e il sottolavello) sia i Carabinieri, sia i poliziotti non hanno saputo riconoscere la presenza dell’Ispettore come “certa”. Effettivamente Speziale dirà nel corso dell’interrogatorio di aver partecipato ai disordini e di aver tenuto il sottolavello “ma fino a un certo punto”, lasciando intendere che ci fossero anche altre persone presenti sul posto che tenevano l’attrezzo ( ci sarebbe un fotogramma nel quale si vedono alcune persone tenere in mano il sottolavello per lanciarlo ma presumibilmente in aria “a palombella”). Alla fine tuttavia sia Speziale che Micale saranno condannati definitivamente. Per la giustizia italiana i colpevoli sono loro.

Ma come ha scritto Nastasi nel suo libro, la verità giudiziaria e quella storica possono coincidere? La realtà dei fatti accaduti è veramente quella raccontata nel processo? Dopo l’ultimo grado di giudizio (la sentenza di Cassazione) che ha concluso nel processo nel novembre del 2012, la difesa di Speziale ha provato a riaprirlo invano. Presentando due volte istanza di revisione (rigettata entrambe) presso la Corte d’Appello di Messina (nel 2014) e quella di Reggio Calabria (2015). Nel frattempo sono trascorsi 9 anni dall’omicidio dell’Ispettore e 3 dalla fine del processo. E ci sono donne che ancora (purtroppo) continuano a piangere l’assenza dei loro cari. Se la vedova Raciti (la signora Grasso) piange la morte del marito ucciso, le madri di Speziale e Micale piangono l’assenza dei loro figli. L’ultima notizia racconta che alla famiglia Raciti sono stati restituiti alcuni oggetti dell’Ispettore (come il casco e il giubbotto che indossava quella sera).

Mentre l’ultima domanda, per le famiglie dei “colpevoli” è come la prima: a noi invece, quando ci restituiranno Antonino e Daniele?
Antonino e Daniele saranno restituiti alle famiglie quando avranno scontato la giusta pena. Quella che è stata confermata in tutti i gradi di giudizio.

I fatti sono fatti. Le supposizioni sono supposizioni. Le sentenze si basano sui fatti. Gli articoli di giornale sulle supposizioni. C'è gente che crede ai marziani e ci fa i soldi scrivendone. Non vuol dire che i marziani esistano.

Speziale è stato condannato in 3 gradi di giudizio. Non è che possiamo dare credito alla magistratura quando chiede di revocare la misura della custodia cautelare in carcere nelle fasi preliminari del procedimento, e poi screditarla quando, al termine di tutti gli accertamenti e dopo aver ascoltato tutte le parti, esaminato tutti i riscontri e audito tutti i consulenti e i testimomi, si convince della colpevolezza di Speziale.

Allo stesso modo non è che possiamo dar credito ai RIS e non alla Polizia Scientifica a seconda di quanto ci conviene. Ad esaminare le due perizie sono stati i magistrati. E se possono aver sbagliato i giudici di primo grado, c'è stato anche un processo di appello. E se possono aver sbagliato anche quelli d'appello, poi c'è stata la Cassazione. Tutti, unanimemente, hanno concordato sulla colpevolezza "al di là di ogni ragionevole dubbio" di Speziale e hanno ritenuto che la perizia della Scientifica abbia dimostrato l'inefficacia della perizia dei RIS.

Apprezzo che tu abbia voluto qui riportare una argomentazione giornalistica. Tuttavia prima bisognerebbe leggere le motivazioni delle 3 sentenze per comprendere perché è stato condannato e perché sono state respinti gli appelli. E interessante sarebbe anche leggere le motivazioni del rigetto delle richieste di ripetere i processi.

Si sono messi tutti d'accordo? Poliziotti e magistrati di Catania? E quelli di Messina? E quelli di Reggio Calabria? E quelli di Roma? Per ricavarne cosa poi?
4/2/2015. Ciao Pierigno.


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